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Edoardo Martinori 
(1854, 1935)

 



 

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Edoardo Martinori

(Roma, 1854 – Roma, 1935)  

 

Vita e opere

Ingegnere per formazione accademica, alpinista e viaggiatore per passione, dalmata per provenienza familiare, romano per nascita. Lo ricordiamo, però, soprattutto per essere stato autore di diversi volumi dedicati alla storia e alla topografia della regione laziale.

Edoardo Martinori nasce a Roma, nel 1854, da una famiglia di origine dalmata. Il padre Pietro ed il nonno Giacomo  furono affermati marmorari nella Roma ancora papalina, tanto da aver avuto – durante i pontificati di Gregorio XVI e di Pio IX – il monopolio sui restauri marmorei delle chiese cittadine. Seguendo la tradizione familiare, si laurea (a soli vent’anni) presso la Scuola di Applicazione di Ingegneria di San Pietro in Vincoli.

La Famiglia del Martinori ebbe una storia illustre

Capostipite Giacomo, scalpellino della romana Confraternita dei Santi Quattro Coronati, impegnato nell’ultima grande impresa della ‘Roma papalina’, vale a dire la riedificazione della basilica di S. Paolo fuori le Mura, successiva all’incendio del 15 luglio 1823; occasione lavorativa questa, peraltro favorita dai rapporti della famiglia con la Curia romana, che segna decisamente l’ascesa economica e sociale del modesto ‘tagliapietre’. L’autrice prosegue approfondendo, in maniera analitica, gli altri personaggi del nucleo familiare: Carolina Pittarelli, vedova di Giacomo, donna volitiva che continua l’attività del marito sostenendo contemporaneamente il peso della bottega e quello del cantiere ostiense; Fortunato, "scultore di ornati e scalpellino" occupato nella continua ricerca di uno ’status’ specifico, quello di architetto; Pietro, intraprendente e abile artigiano del marmo, impegnato nel ruolo d’impresario emergente nella ricca borghesia imprenditoriale romana; Domenico, dinamico e industrioso personaggio, "il più legato all’aspetto tecnico del suo mestiere" ); per finire, con il più giovane dei fratelli Martinori, Luigi, pittore e architetto.Un panorama davvero inedito, lungo un arco di tempo che si snoda dall’inizio alla fine del secolo XIX, che affronta, attraverso le occasioni della famiglia Martinori, anche la situazione culturale e imprenditoriale romana: le peculiarità formative dei protagonisti che frequentano scuole di disegno (San Salvatore in Lauro) e accademie (San Luca) dove agiscono personaggi sintomatici del panorama culturale ottocentesco (Pietro Holl e Gaspare Salvi); le relazioni professionali e le committenze (Virginio Vespignani, Andrea Busiri Vici e Pietro Camporese) che permettono ai fratelli d’operare nei più significativi cantieri ottocenteschi - da S. Paolo f. l. M. (Fortunato, Pietro e Domenico) a villa Torlonia (Fortunato), da S. Maria in Trastevere (Pietro e Domenico) al duomo di Perugia (Pietro e Domenico), dalla colonna dell’Immacolata Concezione in piazza di Spagna a S. Nicola in Carcere (Pietro e Domenico), dai Palazzi Apostolici (Pietro) alla Piramide Cestia (Pietro), dalla piazza del Quirinale (Domenico) alla palazzina Corsini (Domenico) -; l’attività d’inventori di macchinari (tele e lime abrasive, macchine per il taglio e la lavorazione delle pietre) e promotori di nuovi materiali per l’edilizia (pietra di Malta e di Bagnorea) intrapresa da Pietro e Domenico; oltre alla particolare specializzazione di Pietro quale abile conoscitore di materiali lapidei che gli permette di partecipare all’Esposizione Internazionale di Londra, nel 1862, di Dublino, nel 1865, e di Parigi, nel 1867, preziosa occasione quest’ultima in cui riceve stime e consensi per aver ideato un tavolo di marmo istoriato con una raccolta di 120 pietre antiche proveniente dagli scavi nel Palazzo Imperiale sul Palatino.

Edoardo a così modo di godere di grandi risorse economiche

La passione per l’alpinismo lo porterà, tra le altre cose, ad essere (nel 1873) tra i fondatori della sezione romana del Club Alpino Italiano e a scegliere il Gran Sasso come luogo di sepoltura. Compirà numerose escursioni in quota: dai monti Simbruini, al Vesuvio, all’Etna… alla Lapponia, da dove importerà in Italia i primi sci (1886). Da un’altra passione – quella per la numismatica – nascerà una collezione personale, sufficiente a realizzare un vocabolario enciclopedico e ben ventiquattro volumi pubblicati dall’Istituto italiano di numismatica.

Ma veniamo alla sua attività di storico e topografo. In alcune sue opere si ricordano amici e compagni di viaggio del calibro di Ferdinand Gregorovius e Thomas Ashby. Al primo l’autore rivolge i suoi ringraziamenti dalle pagine del terzo volume di Lazio turrito. All’archeologo inglese è dedicato il quarto volume de Le Vie Maestre d’Italia, un’opera in più volumi in cui materiali archivistici, aneddoti, cartografia storica e sopralluoghi diretti offrono una testimonianza viva, profonda e dettagliata del paesaggio, percepito sia in chiave storica che naturalistica. Il suo ultimo lavoro (Lazio turrito) è dedicato ai centri abitati laziali ed è arricchito da numerose fotografie, commenti aneddotici, topografici e toponomastici.

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Opere

- A proposito di un obolo inedito di Giovanni XXII, Milano, Cart. E Lito-Tip. C. Crespi, 1908.

- Annali della Zecca di Roma, Roma, Istituto italiano di numismatica, 1917-1930, 24 voll.

- Cronistoria narnese 1600 a.C. – 1926, Roma Tip. S.A. Pubblicità Edizioni, 1930.

- Della moneta paparina del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia e delle zecche di Viterbo e Montefiascone, Milano, Tip. ed. L. F. Cogliati, 1910.

- Escursioni in Palestina, Torino, Club Alpino Italiano, 1891.

- Genealogia e cronistoria di una grande famiglia umbro-romana, i Cesi. Illustrata nei loro monumenti artistici ed epigrafici e nelle memorie archivistiche, Roma, Tip. Compagnia nazionale Pubblicità, 1931.

- La moneta. Vocabolario generale con 1600 fotoincisioni nel testo, 140 tavole e 3 indici compilato dall’ingegnere Edoardo Martinori, Roma, Istituto italiano di numismatica, 1915.

- La zecca papale di Ponte della Sorga. Contado Venesino, Milano, L.F. Cogliati, 1907.

 

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- Lazio turrito. Repertorio storico ed iconografico di torri, rocche, castelli e luoghi muniti della provincia di Roma e delle nuove province di Frosinone e di Viterbo. Ricerche di storia medievale, Roma, Società Tipografica Manuzio, 1932-1934, 3 voll.

- Le Vie maestre d’Italia. Via Nomentana, Via Patinaria, via Tiburtina. Studio storico-topografico, Roma, P. Sansoni, 1932.

- Sulle montagne rocciose. Viaggio in ferrovia (settembre 1887), Roma, Tip. Sciolla, 1888.

- Via Cassia antica e moderna e sue deviazioni: via Claudia, via Trionfale, via Annia, via Traiana nova, via Amerina. Studio storico-topografico, Roma, Tipografia S.A.P.E., 1930.

- Via Flaminia. Studio storico-topografico, Roma, Stab. Tip. Regionale, 1929.

- Via Salaria antica e moderna. Via Claudia Nova. Studio storico-topografico, Roma, Tipografia C.N.P., 1931.

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è stato un numismatico e ingegnere italiano. Martinori è stato vice presidente dell'Istituto Italiano di Numismatica.  Come autore di testi ha posto la sua attenzione alla numismatica ed alla storia del Lazio settentrionale ed in particolare del suo sistema stradale.

La tomba sul Gran Sasso

" Appena sopra il rifugio Garibaldi sorge, nascosta alla vista, una strana piramide: il monumento funerario a Edoardo Martinori. Nato nel 1854, fu valente letterato e alpinista oltre che amante di queste vette e fondatore, con Quintino Sella, della sezione romana del CAI. Ma fu anche infaticabile camminatore, percorrendo a piedi tutto il Lazio, la via da Roma a Catania e quella da Roma a Milano, e viaggiò anche in Lapponia, Stati Uniti, India, Giappone, Giava, Siria, Palestina, Abissinia e Persia. Morì nel 1935 e volle essere ricordato con quella piramide, ormai dimenticata, sui bastioni del Gran Sasso. "

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Anche se ufficialmente la sua fonte di reddito era la professione di ingegnere, le sue passioni erano la storia, le escursioni in montagna. Fondò assieme a Quintino Sella la sezione romana del CAI.

CAi di Roma

" Nel 1886 Edoardo Martinori, di ritorno da un viaggio in Lapponia, portò in Italia un paio di sci, che restarono però solo una curiosità esotica. cfr. "

 

Il fondo comprende anche 196 fotografie, di cui 142 relative all'Eritrea (autori: Edoardo Martinori, Luigi Fiorillo, Francesco Nicotra, anonimi) e 54 riguardanti l'Egitto (autori: Henri Arnoux, Zangaki, Sarolides), nonché una raccolta di carte geografiche, topografiche e militari (131 pezzi), per la maggior parte relative al Regno di Sardegna e all'Italia settentrionale.

 

" Edoardo Martinori, Terre Arnolfe, a cura di Marta Bartoli, pp. 331, Biblioteca della Deputazione di storia patria per l'Umbria, Perugia, 2005, s.i.p. Viene pubblicato un dattiloscritto, giunto alla Deputazione di storia patria per l'Umbria poco prima del 1933 e scritto probabilmente intorno al 1930, su un'area geografica comprendente l'asse dei Monti Martani e località come Acquapalombo, Cesi, Sangemini, Carsulae, Montecastrilli, Acquasparta, Massa Martana, Viepri, Giano dell'Umbria, Castel Ritaldi, Montecastello Vibio. Gran viaggiatore e appassionato di rotte orientali, Edoardo Martinori (1854 - 1935) trascorreva gli inverni a Roma e il resto del tempo a Narni dove nel 1895 aveva acquistato un ex convento dei cappuccini trasformandolo in una villa in stile moresco con tanto di cupola e annesso minareto.

 

" Catalogo delle monete di zecche italiane, / componenti la raccolta del cav. ing. Edoardo Martinori.

Publisher: Bologna, Forni Editore [1969]

Description: 403 p. 55 plates. 25 cm.

Notes: Preface signed P. & P. Santamaria. "Ristampa anastatica dell'edizione di Perugia, 1913." Subject: Numismatics -- Italy.

Added Author: Santamaria, P. & P., firm, dealers in coins, Rome. "

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" Catalogo delle monete di Zecche italiane componenti la raccolta del cav. ing. Edoardo Martinori in vendita all'asta pubblica per cura di P. & P. Santamaria, numismatici : la vendita avra luogo in Roma presso la Casa di Vendite Jandolo & Tavazzi lunedi 24 novembre 1913 ..

Pubblicazione: [S. l. : s. n.], 1913 (Perugia : Stab. Tipografico Vincenzo Bartelli & C.) Descrizione fisica: 403 p., 55 c. di tav. Altro titolo: Collezione Martinori. - Nota: Tit. della cop. : Collezione Martinori. - Lingua: Italiano Paese: IT

Editore: s. n.] , Stab. Tipografico Vincenzo Bartelli & C. "

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" 1880

Corradino Sella, Salita iemale al Gran Sasso d'Italia. Lettera di Corradino Sella all'Ing. Martinori Segretario della Società del Club alpino di Roma. Estratto dal giornale "L'Opinione", n° 14, Roma, Tipografia dell'Opinione, 1880., e in "Bollettino Club Alpino Italiano" Sezione dell'Aquila, III serie (1989), n° 20 (148), L'Aquila, 1989.

Corradino Sella, fa un primo tentativo di ascensione invernale il 27 dicembre 1879 con Martinori, Lorenzo e Francesco Allievi, ma fallisce. Riesce ad effettuare l'ascensione il 7 gennaio 1880 con suo cugino Gaudenzio Sella e la guida Giovanni Acitelli e un tal Zaccaria, essendo assente Franco Nicola.

1881

Enrico Abbate, Ascensione del Gran Sasso d'Italia (m. 2921), in "Bollettino del Club Alpino Italiano", Sede di Torino, Anno 1881, Vol. XV, n° 45, Torino, 1881, pag. 469-473.

"La prima ascensione invemale del Gran Sasso d'Italia compiuta felicemente l'anno scorso dal coraggioso Corradino Sella aveva dimostrato quante fossero le difficoltà… la sez. romana del CAI volle tentare una nuova strada che più comodamente conducesse alla cima." La sera di mercoledì 26 maggio 1880 Enrico Abbate, l'ing. Edoardo Martinori, Enrico Colemann, Giuseppe Micocci e Guglielmo Mengarini tentarono un'altra scalata invernale. Li accompagnavano le guide Giovanni Acitelli e Franco Nicola, col portatore Francesco Acitelli. La scalata si concluse felicemente. L'Abbate in questo articolo tesse le lodi alla guida Giovanni Acitelli "Non v'ha dubbio che egli sia la guida migliore che si possa avere nell'Appennino…, potrà giungere ad avere tutti i requisiti di una vera guida alpina.".

Enrico Coleman, Ascensione del Gran Sasso d'Italia, 27-28 maggio 1881, Roma, Club Alpino Italiano, sezione di Roma, 1881.

Interessante Racconto dell'escursione al Gran Sasso di un gruppo di amici, Coleman, Martinori, Abbate, Mengarini e Micocci, con le guide Franco Nicola e Giovanni Acitelli e suo fratello come portatore. Libricino manoscritto, molto simpatico, interamente illustrato con bellissimi schizzi e disegni.

1882

Enrico Abbate, Ecursioni ed ascensioni iemali nell'Abruzzo Ulteriore II, in "Bollettino del Club Alpino Italiano, Sede centrale di Torino, Vol. XVI, n° 49, Anno 1882, pag. 228-252.

L'Abbate insieme all'Ing. Edoardo Martinori tentano delle scalate invernali al Velino e al Sirente, partendo da Roma il 19 febbraio 1881

La casa di Narni

il Minareto

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Il convento dei Cappuccini Nuovi fu edificato a Narni, fuori di porta Ternana, in collina, a sinistra della Rocca, nella prima metà del XVII secolo. Più precisamente, fu fondato nel 1603 da fra Girolamo Mutini Narnese, predicatore apostolico, il quale molto si adoperò per la realizzazione di questo convento dei Cappuccini del luogo nuovo (poi detti Cappuccini Nuovi). Infatti il vecchio convento (poi detto dei Cappuccini Vecchi) era situato ben più lontano e risultava molto scomodo ai frati per recarsi Narni; altro motivo fu la comodità di attingere acqua, soprattutto per irrigare, dall’acquedotto della Formina, di epoca romana, ubicato nei pressi e di cui ancora oggi si possono vedere alcuni tratti.

Il muro di cinta del 1615, ancora oggi presente e che racchiudeva parte dell’acquedotto, fu a lungo motivo di contrasti; fu necessario, infatti, lasciare un passaggio per dare la possibilità di attingere acqua e la presenza di estranei e soprattutto di donne contraddiceva la clausura e disturbava la meditazione dei frati. La consacrazione della chiesa, infine, avvenne il 6 maggio 1663, a sessant’anni dalla fondazione, per mano del Vescovo di Narni Raimondo Castelli.

Il convento rimase in attività per un paio di secoli, poi, passando per alterne vicende, si arrivò alla soppressione nel 1860. Successivamente fu acquisito dal Comune e dopo varie ipotesi di utilizzo, fu venduto all’onorevole Francesco Paternostro, deputato al Parlamento Nazionale. Da questi fu trasformato in sala di conversazione e di ballo e ad abitazione. Nuovo acquirente fu, nel 1895, l’ingegnere romano Edoardo Martinori, il quale operò una più significativa trasformazione. Questi, personaggio eclettico, utilizzò molte sovrastrutture in stile moresco, creando quella tipicità che ancora oggi rimane. Sistemò i molti oggetti e cimeli, che riportava dai frequenti viaggi in oriente, nelle sale, creando una sorta di abitazione-museo. All’esterno costruì una torre a mo’ di minareto; inserì in giardino un laghetto con al centro una guglia di travertino poggiata su quattro sfere di ferro. Divenne così “Villa Martinori”. In epoca più recente, passando ancora di mano, l’edificio fu adibito a struttura ricettiva con la denominazione di Hotel il  Minareto.

" Il convento rimase in attività per un paio di secoli, poi, passando per alterne vicende, si arrivò alla soppressione nel 1860. Successivamente fu acquisito dal Comune e dopo varie ipotesi di utilizzo, fu venduto all’onorevole Francesco Paternostro, deputato al Parlamento Nazionale. Da questi fu trasformato in sala di conversazione e di ballo e ad abitazione.

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Nuovo acquirente fu, nel 1895, l’ingegnere romano Edoardo Martinori, il quale operò una più significativa trasformazione. Questi, personaggio eclettico, utilizzò molte sovrastrutture in stile moresco, creando quella tipicità che ancora oggi rimane. Sistemò i molti oggetti e cimeli, che riportava dai frequenti viaggi in oriente, nelle sale, creando una sorta di abitazione-museo. All’esterno costruì una torre a mo’ di minareto; inserì in giardino un laghetto con al centro una guglia di travertino poggiata su quattro sfere di ferro. Divenne così "Villa Martinori". In epoca più recente, passando ancora di mano, l’edificio fu adibito a struttura ricettiva con la denominazione di Hotel Ristorante Minareto.

Viaggi ed opere

{{I Quaderni della Via Amerina - n°2 Studio sul territorio amerino di Edoardo Martinori e Cesare Patrassi }}

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" Giro di Campo Pericoli Dislivello 480 m • Tempo di percorrenza 4 h • Sentiero segnato Dall'albergo (nei cui pressi è possibile lasciare in sosta il camper) aggirate sulla sinistra l'osservatorio astronomico, salite per un breve tratto in direzione del rifugio Duca degli Abruzzi e dopo un centinaio di metri seguite sulla destra le indicazioni per la normale del Corno Grande. Il sentiero prosegue evidente in leggera salita e poi si arrampica con una serie di ripidi tornanti fino alla sella di Monte Aquila (2.335 m, 40 minuti). Lasciato a sinistra il tracciato per il rifugio, prendete a destra la direttissima e seguite in piano quello che aggira il bordo settentrionale di Campo Pericoli, sino all'inizio della ripida salita per la sella del Brecciaio. Da lì un vecchio sentiero, poco marcato e con sbiaditi segnali CAI, si stacca sulla sinistra e giunge in breve prima al monumento dedicato a Edoardo Martinori (2.258 m) e poi al rifugio Garibaldi (2.231 m, 40 minuti), il primo dell'Appennino, edificato nel 1886. "

 

 

Mummia di Narni

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Una prima informazione: la mummia e' originale, egiziana insomma. Vale la pena quindi di sapere come sia capitata a Narni, nel bel mezzo dell'Italia. Nella storia c'è anche un poco di leggenda, che non guasta mai.

Edoardo Martinori, ingegnere, numismatico e amante delle belle cose, si era sempre dedicato ai viaggi, in particolare nel Medio Oriente. Tra le tantissime cose che riporto' c'era anche questa mummia. Alla sua morte, negli anni '30, i figli la regalarono al Comune: sembra infatti che porti sfortuna a chi la erediti. Mummia e sarcofago furono allora depositati in Comune.

Nel 1987 Edda Bresciani, docente all'Universita' di Pisa ed egittologa di fama mondiale, in visita a Narni, "riscopre" per caso il manufatto e cosi' sentenzia: "Il tesoro di Narni comprende un sarcofago in legno - coperchio e cassa - coperto da tela stuccata e dipinta e una mummia (che mani irrispettose hanno svolto dalle bende dell'imbalsamazione) dalla maschera dorata e dipinta; gli altri elementi del cartonnage, non piu' collegati dalla reticella di faience, oggi scomparsa, sono appoggiati sul corpo mentre i piedi sono chiusi in una guaina di tela dipinta. Il sarcofago antropoide e' un pezzo non banale: il viso dalle grandi orbite vuote (gli occhi inseriti sono stati asportati) scuro di bitume, e' fine, spiritoso, sopra la barba minuziosamente intrecciata; scene funerarie, figure di divinita', colonne di testi geroglifici ricoprono le superfici esterne del sarcofago, purtroppo assai danneggiato con distacchi dello stucco dipinto. La decorazione della cassa non e' stata per ora esaminata per la presenza della mummia e per la non opportunita' di rimuoverla prima di necessari interventi di conservazione.

All'interno del coperchio campeggia, a tutta grandezza, la figura della dea Nut, (il cielo che si stende a protezione del defunto), con una lunga chioma nera e con corpo azzurro completamente disseminato di stelle; a ciascun lato di Nut dodici figurine inginocchiate che personificano le dodici ore del giorno (a sinistra ognuna ha il disco solare sulla testa) e della notte (a destra ognuna ha la stella sul capo).

L'interesse storico ed archeologico del sarcofago viene dal fatto che, come sappiamo dai testi, il proprietario Ramose, come suo padre Imhotep, era profeta di Uoro di Edfu. Il sarcofago viene dunque dalla necropoli di questa citta' dell'Alto Egitto dedicata al culto del Dio Falcio Horo. La datazione del sarcofago va posta con tutta probabilita' al IV secolo a.C.: anche la tipologia del cartonnage concorda con tale epoca. L'appartenenza della mummia al sarcofago dovra' essere confermata dall'indispensabile esame paleopatologico". Tale esame e' stato eseguito nel 1993; docenti dell'Universita' di Pisa hanno eseguito una vera e propria autopsia arrivando ad interessanti risultati.

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E' stato innanzitutto accertato che il corpo non appartiene al sarcofago in quanto lo stesso e' di una donna dell'eta' di venti anni, che non ha mai partorito. Inoltre le caratteristiche del corpo hanno spinto i ricercatori a "classificarla" come appartenente alla razza nubiana, dunque negroide. Identificate le cause della morte: una tenia causata da carne di maiale poco cotta.

Tomba di Martinori

Appena sopra il rifugio Garibaldi sorge, nascosta alla vista, una strana piramide: il monumento funerario a Edoardo Martinori. Nato nel 1854, fu valente letterato e alpinista oltre che amante di queste vette e fondatore, con Quintino Sella, della sezione romana del CAI. Ma fu anche infaticabile camminatore, percorrendo a piedi tutto il Lazio, la via da Roma a Catania e quella da Roma a Milano, e viaggiò anche in Lapponia, Stati Uniti, India, Giappone, Giava, Siria, Palestina, Abissinia e Persia. Morì nel 1935 e volle essere ricordato con quella piramide, ormai dimenticata, sui bastioni del Gran Sasso.

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A Campo Imperatore spicca la mole rossa dell'omonimo albergo, in stile razionale e futurista, la cui costruzione risale agli anni '30. L'edificio, dalla forma a D, doveva essere il primo di altri due, rispettivamente dalla forma a U e a X, così che dal cielo si sarebbe letta la scritta DUX. Proprio qui Mussolini fu prigioniero dal 2 al 12 settembre 1943 (il piccolo appartamento, arredato con i mobili dell'epoca, è visitabile chiedendo le chiavi alla reception), e a causa dell'ingombrante ospite la zona fu teatro di una delle più ardite azioni militari della Seconda Guerra Mondiale: l'operazione Quercia, che portò alla liberazione di Mussolini. In 14 minuti i paracadutisti tedeschi, al comando del maggiore Harald Mors, atterrarono con decine di alianti sulla spianata di Campo Imperatore e portarono a termine la missione.

A poca distanza da Pietracamela, nella salita verso la Val Maone si incontrano i monumenti dedicati a Paolo Emilio Cichetti e Mario Cambi, due alpinisti romani che nel febbraio 1929 persero la vita tentando la prima salita invernale del Corno Piccolo. Sorpresi da una tormenta, si ritirarono nel rifugio Garibaldi dove rimasero bloccati, senza adeguato equipaggiamento e privi di viveri; dopo tre giorni, ridotti allo stremo, tentarono una disperata discesa in direzione di Pietracamela e morirono per assideramento. Le squadre di soccorso trovarono il corpo di Cichetti sei giorni dopo a circa 3 chilometri dal paese, mentre quello di Cambi venne ritrovato in aprile, qualche chilometro più distante; in questi luoghi sono stati eretti i monumenti.

 

Martinori, Edoardo

Title:

La moneta; vocabolario generale, / compilato dall' ingegnere Edoardo Martinori ... con 1600 fotoincisioni nel testo, 140 tavole e 3 indici.

Publisher:

Roma, Instituto italiano di numismatica, 1915.

Description:

1 p. l., [v]-viii, 596 p., CXLIV pl. on 97 l., [cxlv]-clvi p. illus. 31 cm.

Roma 1854 - 1935

 

Bibliografia

- CIRANNA S., Seduzioni ed evocazioni culturali nei viaggi di E. Martinori, in L’orientalismo nell’architettura italiana tra Ottocento e Novecento. Atti del convegno internazionale di studi (Viareggio, 23-25 ottobre 1997), a cura di M.A. Giusti e E. Godoli, Siena Maschietto & Musolino, 1999, pp. 127-123.martinori.jpg (89936 byte)

  • GABRIELI G., Necrologio di Edoardo Martinori (1854-1935), in "Archivio della Regia Deputazione romana di Storia patria, 59 (1936), pp. 385-393.

Martinori, Edoardo. La moneta : vocabolario generale con 1600 fotoincisioni nel testo, 140 tavole e 3 indici / compilato dall'ingegnere Edoardo Martinori. - Roma : presso l'Istituto italiano di numismatica, 1915. - VIII, 596 p., 144 p. di tav. : ill. ; 32 cm

Biblioteca "G. D'Annunzio" - Pescara: SEZ.70 73-W-7

Martinori, Edoardo

La moneta : vocabolario generale con 1600 fotoincisioni nel testo, 140 tavole e 3 indici / compilato dall'ingegnere Edoardo Martinori. - Roma : presso l'Istituto italiano di numismatica, 1915. - VIII, 596 p., 144 p. di tav. : ill. ; 32 cm

IT 1915 4897

Soggetti: Numismatica - Enciclopedie e dizionari

Biblioteca Codice Collocazione Inventario

Biblioteca "G. D'Annunzio" - Pescara R7 SEZ.70 73-W-7 PE 25018

Argomento specialistico Numismatica

Argomento NUMISMATICA

Autore MARTINORI Edoardo.

Titolo La Moneta. Vocabolario generale

Luogo di pubblicazione Roma

Editore Ist. Italiano Numismatica

Anno 1915

Formato 4to

Pagine pp. VIII-596,

Illustrazioni con 1600 fotoincisioni n. testo, 140 tavole con centinaia di monete e 3 indici.

Legatura Cartone editoriale, testo su due colonne

Note Prima edizione di eccezionale repertorio di numismatica. Buon esemplare

MS LOC ERO 10 già A-7-4-16

MARTINORI Edoardo, Repertorio storico delle principali famiglie narnesi

XX sec. c.153 cm.32

1. [Frontespizio]: da c.1 a c.3

2. [Repertorio storico delle principali famiglie narnesi]. da c.4 a c.78

3. Indice generale della I parte (del manoscritto): da c.79 a c.102

4. Indice generale della II parte: da c.103 a c.153

5. Cronologia storica narnese: c.124

Inserti: [Annotazione di Martinori]: c.13a

Albero della Casa Carnaccia ove n’è discesa Rosa Grippi figlia di Caterina

Carnaccia: c.23a – b

Edoardo Martinori

 

Edoardo Martinori

Edoardo Martinori (Roma, 1854 – Roma, 1935) è stato un numismatico e alpinista italiano. Martinori ha ricoperto la carica di vice presidente dell'Istituto Italiano di Numismatica.

Anche se ufficialmente la sua fonte di reddito era la professione di ingegnere, le sue passioni erano la storia e le escursioni in montagna. Nel 1873, assieme a Quintino Sella, fondò la sezione romana del CAI.[1][2]

Fu anche un pioniere in Italia della pratica sciistica. Nel 1886, dopo una traversata in Lapponia, introdusse in Italia un paio di sci che donò alla sezione romana del Club alpino italiano da lui fondata.[2] È sepolto sul Gran Sasso, in un tumulo piramidale posto poco sopra il Rifugio Garibaldi.[2][1]

Opere [modifica]

Le sue opere, ancora disponibili per l'acquisto, sono pubblicate a cura dell'Istituto Italiano di Numismatica:[3]

* La Moneta. Vocabolario Generale, 1915

* Annali della Zecca di Roma (in 24 fascicoli)

1. Serie del Senato Romano, 1930

2. Urbano V – Giovanni XXIII, 1917

3. Martino V – Eugenio IV, 1918

4. Nicolò V – Pio II, 1918

5. Paolo II, 1917

6. Sisto IV – Innocenzo VIII 1918

7. Alessandro VI – Giulio II 1918)

8. Leone X – Sedi vacanti 1523, 1918

9. Clemente VII, 1917

10. Paolo III, 1917

11. Giulio III – Pio IV, 1918

12. Pio V – Gregorio XIII, 1918

13. Sisto V – Innocenzo IX, 1919

14. Clemente VIII – Paolo V, 1919

15. Sede vacante 1621 – Urbano VIII, 1919

16. Sede vacante 1644 – Clemente IX, 1919

17. Sede vacante 1669 – Innocenzo XI, 1920

18. Sede vacante 1689 – Innocenzo XII, 1920

19. Sede vacante 1700 – Clemente XII, 1921

20. Sede vacante 1740 – Pio VI, 1921

21. Sede vacante 1740 – Pio VI, 1921

22. Repubblica Romana – Occupazione Napoletana, 1921

23. Sede vacante 1800 – Repubblica Romana, 1922

24. Sede vacante 1800 – Repubblica Romana, 1922

Note [modifica]

1. ^ a b Ai piedi del gigante • Uomini e vette da Pleinair online

2. ^ a b c Scheda biografica su BAICR-sistemacultura.

3. ^ Istituto Italiano di Numismatica - Sito ufficiale - sezione pubblicazio

E. MARTINORI, La Moneta. Vocabolario Generale, 1915 esaurito

 

E. MARTINORI, Annali della Zecca di Roma

1. Serie del Senato Romano (1930) € 20.00

2. Urbano V – Giovanni XXIII (1917) € 20.00

3. Martino V – Eugenio IV (1918) € 20.00

4. Nicolò V – Pio II (1918) € 20.00

5. Paolo II (1917) € 30.00

6. Sisto IV – Innocenzo VIII (1918) € 20.00

7. Alessandro VI – Giulio II (1918) € 30.00

8. Leone X – Sedi vacanti 1523 (1918) € 20.00

9. Clemente VII (1917) esaurito

10. Paolo III (1917) € 20.00

11. Giulio III – Pio IV (1918) € 20.00

12. Pio V – Gregorio XIII (1918) € 25.00

13. Sisto V – Innocenzo IX (1919) € 20.00

14. Clemente VIII – Paolo V (1919) € 20.00

15. Sede vacante 1621 – Urbano VIII (1919) € 20.00

16. Sede vacante 1644 – Clemente IX (1919) € 25.00

17. Sede vacante 1669 – Innocenzo XI (1920) € 20.00

18. Sede vacante 1689 – Innocenzo XII (1920) € 35.00

19. Sede vacante 1700 – Clemente XII (1921) € 35.00

20-21. Sede vacante 1740 – Pio VI (1921) € 35.00

22. Repubblica Romana – Occupazione Napoletana (1921) € 60.00*

23-24. Sede vacante 1800 – Repubblica Romana (1922) € 50.00

  • I voll. nn.22 e 23-24 si vendono solo insieme all’intera serie ora disponibile

 

Martinori Edoardo - '´Repubblica Romana (1798-1799); Occupazione napoletana (1799-1880)´' - Ed. - Roma – 1912

ritratti di accademici | pittura | scultura | architettura

La Spina, Michele

inventario n.s0115

busto di Edoardo Martinori 1934

EDOARDO MARTINORI

L A M O N E T A

VOCABOLARIO GENERALE

 

 

CON 1600 FOTOINCISIONI NEL TESTO , 140 TAVOLE E 3 INDICI

 

ROMA

PRESSO L'ISTITUTO ITALIANO DI NUMISMATICA

CASTEL SANT'ANGELO

1915

 

 

Volumi in-4° grande (23x32 cm) , legatura in piena tela con

brossure originali applicate , pp. VIII-596-CLVI .

Ottimo esemplare con minimi segni d'uso

 

Oslo, Norvegia 1890

(Photographic Archive of Fridtjof Nansen's)

Avvicinandosi ai tempi nostri, troviamo una descrizione sull'uso degli sci nella Historia de gentibus septentrionalibuss critta da Olaus Magnus, arcivescovo di Uppsala e plenipotenziario del re di Svezia presso la Santa Sede, tradotta dal latino e pubblicata nel 1565. La descrizione, non del tutto precisa, diede modo a Papa Paolo III di definirli "strumenti del demonio". Vengono descritti come "zoccoli di legno e lunghi e in punta ritorti all’insù a guisa d’arco". Cesare Vecellio, pittore, scrittore e decoratore, cugino del pittore Tiziano, pubblicò in quegli stessi anni un'opera sugli usi e costumi dei popoli della Terra ("Degli abiti antichi e moderni di diversi parti del mondo" Cesare Vecellio, Venezia - 1590) nel quale dà una descrizione, basata su notizie di seconda mano, degli scandinavi con questi improbabili zoccoli ai piedi. Sempre in quegli anni Gustav Eriksson Vasa, prigioniero dei danesi durante l’invasione della Svezia, riuscì a fuggire con gli sci, ritornò in patria dove organizzò la sommossa che diede il via alla guerra di liberazione svedese. Vasa divenne poi re di Svezia con il nome di Gustavo I. In memoria della sua impresa nel 1922 nacque la Vasaloppet, gara di granfondo che si snoda lungo il tragitto di 90 km da lui compiuto durante la fuga. Pare che il primo italiano a calzare gli sci sia stato il prelato Francesco Negri, ravennate, durante un avventuroso viaggio in Lapponia nella seconda metà del XV secolo, nel quale raggiunse Capo Nord. Egli ne parla diffusamente nel suo libro "Viaggio settentrionale", pubblicato postumo agli inizi del 1700: "Due tavolette sottili, che non eccedono in larghezza il piede, lunghe otto o nove palme, con la punta alquanto rilevata per non intaccar la neve". Dopo di lui bisogna attendere parecchio tempo per trovare altre notizie di sciatori italiani.

Nel 1886 Edoardo Martinori, di ritorno da un viaggio in Lapponia, portò in Italia un paio di sci, che restarono però solo una curiosità esotica. Nel 1888 ebbe grande eco in Europa l'avventura di Fridtjof Nansen, grande scienziato ed e esploratore norvegese, che attraversò la Groenlandia con gli sci percorrendo circa 500 chilometri da Umivik a Godthaab, salendo su vette alte fino a 2700 metri. La diffusione della sua opera, "Paa ski over Groenlandia" (Con gli sci attraverso la Groenlandia - 1890), fece scoprire l'utilità di quegli strani pezzi di legno per spostarsi sulla neve e contribuì notevolmente a diffonderne la pratica. Il "Museo dello Sci" di Oslo conserva ancora l'attrezzatura originale usata da Nansen.

 2677 MARTINORI EDOARDO Le vie maestre d’Italia. Via Flaminia. Studio storico - topografico di Edoardo Martinori 1929

2678 MARTINORI EDOARDO Le vie maestre d’Italia. Via Cassia (antica e moderna) e sue deviazioni Via Clodia - Via Trionfale - Via Annia - Via Traiana nova - Via Amerina. Studio storico - Topografico di Edoardo Martinori 1930

2679 MARTINORI EDOARDO Le vie maestre d’Italia. Via Nomentana - Via Patinaria - Via Tiburtina. Studio storico - Topografico di Edoardo Martinori 1932

162. - Edoardo Martinori e Giuseppe Gabrieli , Genealogia e Cronistoria di una grande famiglia umbro-romana, i Cesi, e illustrata nei loro monumenti artistici ed epigrafici e nelle memorie archivistiche, con Introduzione e note ed appendice. Roma 1931, pp. XIV-134, con molte illustrazioni, tavole genealogiche ecc.

 

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Nella Foto Martinori con la Moglie presso la villa di Narni detta il Minareto

Martinori fu anche molto generoso con la città di Narni , fondando una piccola scuola per i giovani narnesi ed affidandola alla famosa maestra Bettina.
 

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La moneta. Vocabolario generale con 1600 fotoincisioni nel testo, 140 tavole e 3 indici compilato dall’ingegnere Edoardo Martinori, Roma, Istituto italiano di numismatica, 1915.
- La zecca papale di Ponte della Sorga. Contado Venesino, Milano, L.F. Cogliati, 1907.

 

- Annali della Zecca di Roma, Roma, Istituto italiano di numismatica, 1917-1930, 24 voll.

 

- Della moneta paparina del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia e delle zecche di Viterbo e Montefiascone, Milano, Tip. ed. L. F. Cogliati, 1910.

Martinori, Edoardo, Annali della zecca di Roma: Serie papale 24 fascs. (Roma: Istituto Italiano di Numismatica 1917-1922).

 

 

Nell’ottobre del 1887 d’Annunzio andò a abitare con la famiglia a Palazzo Martinori, in via del Tritone a Roma .

Quindi esiste un legame tra il Martinori e il poeta D'annunzio,
che scrisse anche la famosa poesia a Narni.

NARNI

Narni, qual dorme in Santo Giovenale

su l'arca il senatore Pietro Cesi,

tal dormi tu su' massi tuoi scoscesi

intorno al tuo Palagio comunale.

Sogni il buon Nerva in ostro imperiale?

o Giovanni tra gli odii in Roma accesi?

Io di secoli, d'acque e d'elci intesi

murmure che dal Nar fino a te sale.

E vidi su la tua Piazza Priora,

ove muto anco dura il cittadino

orgoglio, alzarsi una grand'ombra armata:

grande a cavallo il tuo Gattamelata,

sempiterno in quel bronzo fiorentino

che gli invidian lo Sforza ed il Caldora.

 

Società geografica italiana

Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, via della Navicella, 12 - 00184 Roma

Telefono 06.7008279 Telefax 06.77079518

 

Presidente: Franco Salvatori

Orari di apertura della biblioteca: 9,00-13,00 dal lunedì al venerdi; 14,00-17,00 il martedì e il giovedì.
Cartoteca: 9,00-13,00 il lunedì e il mercoledì; 14,00-17,00 il martedì.

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La Società geografica italiana fondata a Firenze il 12 maggio 1867 e trasferita a Roma nel 1872, è il più antico Sodalizio scientifico operante in Italia con finalizzazione in campo geografico. Rivolta essenzialmente alla promozione di esplorazioni geografiche, nei diversi continenti ma prevalentemente in Africa, e allo studio e alla conoscenza della geografia dell’Italia, la sua attività si rivolge oggi alla diffusione di una cultura geografica e del territorio oltreché alla conoscenza dei processi di organizzazione geografica dell’Italia e dell’Europa. La Società pubblica il "Bollettino della Società Geografica Italiana", rivista trimestrale fondata nel 1868, la collana "Memorie della Società Geografica Italiana" e la "Bibliografia geografica della regione italiana". La biblioteca conta su un patrimonio di oltre 300.000 volumi e 500 periodici in corso. La biblioteca-cartoteca è altamente specializzata nel complesso ambito della geografia, ed è nel suo genere la più importante del paese e tra le più cospicue d’Europa. Il fondo storico è composto da stampe e manoscritti relativi ai viaggi e alle esplorazioni dal XVII al XIX secolo e reperti cartografici appartenenti alle diverse epoche storiche a partire dal XV secolo. La cartoteca raccoglie la cartografia di ogni parte del mondo e in particolare quella ufficiale dello Stato italiano. La biblioteca aderisce alla rete SBN.


Patrimonio archivistico

Fondi istituzionali:
• ARCHIVIO Società geografica italiana (250 bb., 1867-1945)

Fondi di persone:
• Orazio Antinori
• Giacomo Bove
• Ernesto Cordella
• Martinori
• Ranuzzi
• Eugenio Ruspoli
• Zurla

Fondi audiovisivi:
• Archivio fotografico

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Busto di Edoardo Martinori
Edoardo Martinori (Roma, 1854 – Roma, 1935) è stato un numismatico, viaggiatore e alpinista italiano, pioniere in Italia della pratica dello sci. Ingegnere di professione, coltivò vasti interessi che fecero di lui una figura di «raffinato intellettuale, viaggiatore, sportivo e conoscitore di lontani mondi»[1]. Martinori ha ricoperto la carica di vice presidente dell'Istituto Italiano di Numismatica.
 

La sua famiglia, di origini dalmate, incarnava una dinastia di scalpellini insediatasi a Roma e attiva prima in ambiente papale e quindi postunitario. Scalpellino era il nonno Giacomo Martinori la cui tradizione fu continuata da alcuni dei sette figli: Pietro (padre di Edoardo), Fortunato, Domenico, e il più celebre Luigi (1828- 11 agosto 1895), che operò peraltro sempre al di fuori dell'impresa di famiglia.

Edoardo, invece, studiò alla "Scuola di applicazione per ingegneri" ubicata presso la chiesa di San Pietro in Vincoli.. Anche se la fonte del suo reddito era la professione di ingegnere, Edoardo Martinori coltivò vasti interessi culturali: le sue passioni erano la storia, la numismatica, la fotografia, il collezionismo, i viaggi e le escursioni in montagna. Come autore di testi ha posto la sua attenzione alla numismatica e alla storia del Lazio settentrionale e, in particolare, del suo sistema stradale.

Nel 1873, assieme a Quintino Sella, fondò la sezione romana del CAI.

Fu anche un pioniere in Italia della pratica sciistica. Nel 1886, dopo una traversata con gli sci della Lapponia, introdusse in Italia il paio di sci usati che donò alla sezione romana del Club alpino italiano da lui fondata, suscitando un notevole interesse nella stampa.

È sepolto sul Gran Sasso, in un tumulo piramidale posto poco sopra il Rifugio Garibaldi

 


 

 

 

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