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Papa

Giovanni XIII

 

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Don Gino Cotini dice di lui : Papa Giovanni XIII , la tradizione lo vuole narnese, anche se la critica storica è più propensa a definirlo romano e come tale fu eletto papa nel 960. si sa che era dotto ed energico. Fu strenuo difensore della chiesa e non esitò ad affrontare anche la prigione e l'esilio in un momento molto difficile per la sede romana.

Fu poi restituito alla sua sede dall'imperatore Ottone I . Morì nel 972.

Giovanni romano, figlio per legittimo matrimonio di Giovanni, che poi fu vescovo, da vescovo di Narni fu eletto Pontefice, e consacrato il primo ottobre del 965. Incorse nell’odio della nobiltà romana, perché la trattava con alterigia, e però insorto contro di lui un tumulto spalleggiato da Roffredo prefetto di Roma, fu costretto ritirarsi a Capua, ove per dieci mesi fu con sommo onore trattato dal principe Pandolfo, alle cui richieste nell’istesso anno fece metropoli quella città. Approvò ancora l’elezione dell’arcivescovato di Magdeburgo nel 968; e nel seguente nel concilio romano dichiarò sede arcivescovile Benevento. Partendo Ottone I° alla volta di Roma per restituire il Pontefice alla sua sede, i romani impauriti richiamarono Giovanni XIII, ma non poterono evitare il castigo, che di dodici ne fece l’imperatore, che dopo avere restituito alla Chiesa Ravenna, ed altre terre usurpate dai Berengari, nel 966 rimise il Papa in Roma. Ivi Giovanni XIII riconoscente coronò imperatore il di lui figlio Ottone II nel 967. Se Giovanni XIII fu il primo a battezzare o benedire con particolare rito e cerimonie le Campane, lo dicemmo a quell’articolo. Convertiti in questo tempo alla fede i polacchi, il Papa mandò ad essi per confermarli Egidio vescovo tusculano. Governò questo Pontefice sei anni, undici mesi e cinque giorni; morì a’ 6 settembre del 972, e fu sepolto in s. Paolo fuori le mura di Roma. Vacò la sante Sede undici giorni.

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Tratto dalla miscellanea di Giovanni Eroli  pag 89 fino a 106

Papa Giovanni XIII

Stavolta i Romani, rispettando il "Privilegio Ottoniano", mandarono un'ambasceria in Germania per sapere il nome del nuovo Papa dall'Imperatore. Venne scelto il figlio del vescovo di Narni, che prese il nome di Papa Giovanni XIII.

Ma i romani che non lo avevano mai amato, lo deposero nel dicembre del 965.

Ottone fu costretto ancora una volta a scendere in Italia. Il capo dei rivoltosi romani, un nobile di nome Giovanni, venne stanato e appeso per i capelli sulla statua equestre dell'Imperatore Marco Aurelio. La vigilia di Natale del 967, lo raggiunse a Roma il figlio quattordicenne Ottone II, che fu associato da lui al trono e incoronato Imperatore.

Nel 972, tornarono tutti a Roma dove vene celebrato il matrimonio tra Ottone II e la principessa bizantina Teofano, che venne officiato da Papa Giovanni XIII. Lo scopo di Ottone I era quello di riunire tutta la penisola sotto la casata di Sassonia sperando così di trattare pacificamente la resa in Calabria e Puglia dei Bizantini.

Anche se il termine "Sacro Romano Impero" non venne usato fino a 200 anni dopo, Ottone ne viene talvolta considerato il fondatore (altri conferiscono questo onore a suo padre Enrico) e viene ricordato come il primo in una successione di Imperatori di varie dinastie che finì solo quando Napoleone dissolse il Sacro Romano Impero e l'ultimo Imperatore della Casa di Asburgo abdicò la Corona nel 1806. (Nota: Carlo Magno venne incoronato Imperatore nell'800, rivitalizzando il concetto e l'ideale di Imperatore Romano d'Occidente, e viene visto da molti come il primo Sacro Romano Imperatore. Egli fu seguito da diversi Imperatori Carolingi. Con Ottone inizia l'associazione tra il titolo di Imperatore e regalità tedesca).

Dopo il suo ritorno dall'Italia presiedette nel 973 la Dieta di Quedlinburg, il 7 maggio del 973 morì per un avvelenamento alimentare (carne avariata durante un festeggiamento).

Suo successore al trono imperiale fu il figlio Ottone II.

SCHIFANOIA

Toponimo di origine longobarda e posizione su una media collina forse a controllo dei vicini pascoli. Pochi sono i resti delle fortificazioni; e' d'obbligo visitare la chiesa che conserva frammenti notevoli di affreschi dei sec. XIV- XV.

Nei pressi si trova anche la piccola Chiesa di S. Michele, rappresentante di un'architettura davvero semplice. Risalente con probabilita' al secolo VIII consta di due vani contigui dove il piu' piccolo contiene l'antica aula abbaziale. Particolarmente interessanti sono gli affreschi che ne ricoprono le pareti con soggetti diversi. I dipinti del catino absidale dell'auletta abbaziale rappresentano tra gli altri Santi, Papa Giovanni XIII di origine narnese, l'imperatore Ottone I e la sua sposa Adelaide, la giovane principessa Teofano ed il futuro imperatore Ottone II.

Questa antica rappresentazione a fresco sta li' a ricordare il passaggio per quell'abbazia del corteo imperiale che da Roma, dopo il matrimonio di Ottone II, muoveva verso la Germania.

San Michele Arcangelo Schifanoia

come riferisce Guerriero Bolli scrittore Narnese.

Affresco

Nel 962 , anno in cui Ottone I fu incoronato imperatore da Giovanni XII , il figlio di Alberico II, che era stato imposto come papa ai romani a soli 18 anni di età e benchè non avesse per la vita sacerdotale alcuna vocazione ne alcuna preparazione al papato .

Dopo questa incoronazione seguì un rovesciamento dei rapporti fra il papa e l’imperatore, tanto che questi convocò un sinodo per deporre il papa Giovanni XII.

In questa lotta Ottone I si trovò di fianco al Vescovo di Narni che era parente di stretto grado di Giovanni XII in quanto essi avevano in comune il grande Teofilato , nonno del vescovo di Narni e bisnonno del papa.

Teofilatto o Teofilo è stato antipapa nel 757.

Alla morte di papa Stefano III avvenuta nell'aprile del 757, la fazione filobizantina, nel tentativo di ricucire i rapporti tra papato ed impero, cercò di imporre il proprio candidato, l'arcidiacono Teofilatto, come successore.

Egli assunse brevemente il governo della chiesa cercando di contrastare la successione al papato da parte del fratello di Stefano che comunque riuscì a prevalere ed a farsi consacrare alla fine del maggio successivo col nome di Paolo I.

Successivamente Teofilatto, rimase al servizio del papa e fu anche uno dei legati pontifici per papa Adriano I al concilio di Francoforte del 794.

Il papa infatti era nipote di Marozia mentre il vescovo di Narni era figlio di Teodora, sorella di Marozia.

Morti nell’anno 964 Benedetto V e Leone VIII, rispettivamente papa e antipapa , la crisi si risolse con la nomina a pontefice del dotto vescovo di Narni che era anche bibliotecario ed archivista della Chiesa di Roma.

Questa nomina fu voluta da Ottone I ed il nuovo papa pontifico con il nome di Giovanni XIII .

L’amicizia tra i due personaggi si consolidò con il viaggio che essi fecero insieme a Ravenna per celebrare la Pasqua del 967.

Il diarista narnese del settecento Massiliani forse appoggiandosi al cronista Witichindo o a Liutprando, così si espresse in merito:

Nel 967 l’Imperatore partissi da Roma con tutto il suo copioso accampamento ed esercito. Narni nei giorni quaresimali ottenne grande ed immenso onore di solennizzare la gloriosa venuta quivi de sommo Pontefice ed unitamente cittadino, in compagnia dell’imperatore.

Non ebbe la città giorni più gloriosi quando quelli che impegnò a festeggiare l’ingresso in essa e il soggiorno fatto dal pontefice e dal grande Ottone.

Proseguito che ebbero il viaggio per Ravena ed ivi celebrata la Pasqua di Resurrezione…….

Durante gli ultimi anni del pontificato si profilarono le nozze fra il giovane imperatore Ottone II con l’ambiziosa principessa Teofano ed a celebrare le nozze fu proprio Giovanni XIII .

Tutti questi personaggi trovano la loro collocazione nell’affresco di Schifanoia .

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Il primo a sinistra è il papa Giovanni XIII che benedice. Il suo copricapo , più che un cappuccio può ricordare un camauro; la figura maschile che lo affianca è quella di Ottone I che indica il papa ripetendo con il gesto l’ìndicazione che aveva fatto al popolo romano come futuro papa.

Ottone stringe a se Adelaide di Borgogna vedova di Lotario re d’Italia , poi sposa di Ottone I. Adelaide stringe a se l’imperatrice Teofano affiancata dal giovane sposo che la indica con orgoglio essendo essa discendente di imperatori dell’impero Bizantino.

Il particolare dell’imperatore con la barba corta e folta. Di colore rosso come aveva Ottone II.

I due personaggi in secondo piano sul retro potrebbero essere i precettori di Ottone II, uno dei quali era Eugenio di Magonza.

Fra gli altri personaggi sul retro tra il papa e l’imperatore potrebbe essere Enrico nipote dell’imperatore e cugino di Ottone II . Egli sarà padre di Enrico II che succederà ad Ottone III l’ultimo degli ottoni che morirà nel 1002 nei pressi di Civitacastellana.

Le età delle figure sembrano collocare l’evento intorno al 971 . Ottone I mori’ a sessantuno anni nel 973 . Ottone II che aveva 21 anni e morirà a 28. Teofano la principessa che morì nel 991 ed Adelaide che morì vecchissima nel 999, mentre il papa Giovanni XIII morì nel 972.

L’evento quindi potrebbe essere il passaggio per Narni e per Schifannoia di ritorno dal matrimonio in Germania di Ottone II , benedetto dal paapa narnese Giovanni XIII. Il viaggio avvenne attraverso la via Flaminia . si potrebbe anche ipotizzare la data dall’8 maggio festa di San Michele Arcangelo  

Note

Maria, detta Mariozza e poi nota come Marozia, figlia di Teodora (sorella di Adalberto di Toscana) e di Teofilatto (patrizio di origine germanica), nacque a Roma (892 ca.) e ivi morì nel 955 ca.

Si racconta che fosse una donna molto bella e spregiudicata. Dominò per un ventennio su Roma e sulla Chiesa del X secolo, in un'epoca di grande decadenza morale (Pornocrazia). Nonostante fosse analfabeta, come la madre, Marozia con la sua astuzia e la sua seduzione riuscì a stringere forti alleanze e potenti amicizie per costruire il suo smisurato potere.

Appena quindicenne fu la concubina di papa Sergio III, suo cugino, conosciuto quando egli era vescovo di Porto, presso Roma. Dalla loro relazione, vissuta tranquillamente alla luce del sole, nacque nel 910 un figlio, Giovanni. L'anno dopo Marozia, stanca della relazione, fece uccidere Sergio III.

Nel corso della sua vita adulta, Marozia si sposò tre volte, e tutti i suoi matrimoni furono politici. Nel 909, quando era già incinta del figlio avuto da Sergio III, sposò Alberico I di Spoleto. Il figlio fu legittimato. Anche da Alberico Marozia ebbe un figlio, che prese il nome di Alberico II (911/912-954). Marozia si era unita a lui perché possedeva due caratteristiche che apprezzava molto: il potere e l'ambizione di averne ancora di più. Vide giusto: nel 914 Alberico si alleò con papa Giovanni X e nel 916, insieme alle truppe pontificie, sconfisse i Saraceni al Garigliano. Venne nominato console di Roma. Purtroppo Alberico lasciò presto Marozia vedova in quanto fu ucciso a Orte nel 924.

Nel 926 ritentò la scalata al potere sposando Guido, Marchese di Toscana, un oppositore del pontefice. Da questo momento Marozia diventò la principale nemica di Giovanni X. Nel maggio 928 la lotta raggiunse il culmine: Marozia riuscì nell'assalto della residenza del papa (il Laterano), lo imprigionò e lo fece deporre. Giovanni X morì poco dopo in prigione, probabilmente per soffocamento.

Guido diventò il signore di Roma. Marozia, da parte sua, pilotò l'elezione dei tre papi successivi: tra il 928 e il 929 furono eletti Leone VI e Stefano VIII. Nel 931 riuscì addirittura a imporre sul trono pontificio il suo primo figlio, appena 21enne, che prese il nome di Giovanni XI. Il nuovo papa, anche per il suo carattere debole, fu uno strumento facile nelle mani di Marozia, tanto che fu considerata lei il vero pontefice di Roma.

Quasi contemporaneamente alla consacrazione di Giovanni XI moriva il secondo marito, Guido.

Infine, nel 932 Marozia si sposò per la terza volta con Ugo di Provenza (Re d'Italia dal 926 al 947). Ugo era fratello di Guido e quindi non poteva sposare Marozia, ma egli giurò (dicendo il falso) di essere figlio illegittimo del proprio padre. Marozia stava anche preparando l'incoronazione di Ugo a imperatore, sfruttando la sua influenza sul figlio papa. Ma i suoi propositi furono sventati da Alberico II, il suo secondo figlio, fratellastro di Giovanni XI.

Alberico II cacciò Ugo dall'Urbe, fece arrestare la madre e confinò Giovanni XI nel palazzo papale, rimanendo così il padrone incontrastato di Roma (dal 932 alla morte nel 954). Marozia invece finì i suoi giorni reclusa in un convento, dove morì, presumibilmente nel 955.

Probabilmente la storia ambiziosa di Marozia ha ispirato la leggenda della papessa Giovanna, così come asserisce lo storico Edward Gibbon, alla quale si credette per secoli, fino alla Riforma protestante.

Ferdinand Gregorovius asserisce che gli avi dei Crescenzi erano romani d'antica stirpe, perché il nome di Crescenzio s'ode già al tempo degli imperatori, sebbene poco prima del III secolo (es. "P. Aelius Crescens", lapide marmorea nelle Catacombe dei SS. Marcellino e Pietro). È storicamente ritenuto capostipite della famiglia un Crescenzio che figura come giudice fra i nobili romani in un placito romano di Ludovico III del 4 febbraio 901 e, se pur si tratta dello stesso personaggio, in un altro tenuto in Roma da Alberico II il 17 agosto 942.

Discenderebbero da lui, per quanto sia ignoto il grado di parentela, Giovanni Crescenzio (morto nel 960), marito di Teodora II del senatore Teofilatto e padre di Giovanni, vescovo di Narni ed eletto Papa col nome di Giovanni XIII (965-972), Teodora III sposata a Giovanni III duca di Napoli, Crescenzio "de Theodora", Marozia II e Stefania; da detto Crescenzio iudex del 901 discenderebbe anche Crescenzio "a caballo marmoreo", che compare fra i primati di Roma in un sinodo del 963 presente Ottone I.

 

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Papa Giovanni XIII

Nel periodo dal 965 al 1012 i Crescenzi dominarono su Roma col titolo di patrizi dei Romani; con Crescenzio de Theodora la famiglia estese il suo controllo anche su Palestrina (che Giovanni XIII concesse nel 970 alla sorella Stefania) e sul comitato sabinense. Crescenzio fece eliminare papa Benedetto VI e impose l'elezione dell'antipapa Bonifacio VII, che tuttavia fu costretto all'esilio da Ottone II, mentre Crescenzio si ritirava in un monastero e vi moriva nel 984.

Suo figlio Giovanni II, detto poi Nomentano, ebbe grande influenza sotto il pontificato di Giovanni XV e di Gregorio V: assunto il titolo di patrizio dei Romani (985), divenne signore di Roma ed ottenne nel 988 il comitato e la città di Terracina per il fratello Crescenzio (morto nel 1020), il quale poi tenne la prefettura di Roma negli anni 1014-15 e 1019. Fece fuggire Gregorio V ed eleggere Giovanni XVI che lasciò il potere temporale nelle sue mani. Ottone III, venuto a Roma, lo assediò in Castel Sant'Angelo (che si chiamava allora Castellum Crescentii) e lo fece decapitare (998): fu esaltato come martire della libertà romana.

Fra il IX ed il X secolo i Crescenzi furono feudatari di Mentana, ove fecero costruire un palazzo. I Crescenzi feudatari di Mentana vennero chiamati Crescenzi-Nomentani.

Suo figlio Giovanni III nel 1002 si fece ordinare patrizio dei Romani ed ebbe la signoria della città fino alla sua morte nel 1012; estese i possessi della famiglia nella Campagna e nella Marittima.

Nel 1045 i Crescenzi Ottaviani riuscirono ancora a far eleggere al papato un loro membro, il vescovo di Sabina Giovanni, col nome di Papa Silvestro III.

Papa Silvestro III

Divisi in più rami, mantennero ancora per molti decenni la prefettura di Roma e le più cospicue cariche cittadine, possedendo inoltre vasti feudi, specialmente in Sabina (ove tennero il rettorato fino al 1106), che ressero con potere praticamente indipendente dalla Santa Sede fino a tutto il XIV secolo. Ottaviano de' Crescenzi Ottaviani signori di Monticelli, Cardinale del titolo di S. Cecilia, fu Antipapa nel 1159 col nome di Vittore IV, avendo l'appoggio dell'Imperatore Federico Barbarossa che nel Concilio di Pavia lo fece riconoscere come legittimo Papa. Ancora nel '500, sulla base di un elenco redatto dal Tomasetti, figurano fra le famiglie del baronaggio romano; a Roma risultano presenti nei rioni di S. Eustachio e Colonna.

Stemma Serlupi Crescenzi

Fra i molti personaggi di questa famiglia citiamo: Attilio, luogotenente della Crociata sotto Matteo Orsini contro l'Imperatore Federico I, il duca Giovanni Crescenzio, che condusse armati a sue spese in Terrasanta, Giovanni Crescenzio, Dapifero e Scalco dell'Imperatore Corrado, Teobaldo Cardinale di Pasquale II, Rainiero Cardinale di Innocenzo III e vescovo di Palermo, legato in Sicilia, Svezia, Dazia e Boemia, Niccolò vescovo di Civitavecchia nel 1007, ed inoltre Marcello, vescovo di Marsi, ebbe il cardinalato nel 1542 e fu legato a presiedere il Concilio di Trento, Marcello il giovane fu canonico di S. Maria Maggiore, referendario di entrambe le Segnature e Vescovo di Assisi, Giulio e Alessandro (sec. XVII) furono Canonici di S. Pietro, Pietro Paolo servì in Nunziatura sotto Clemente VII, Melchiorre fu referendario e Chierico della Camera Apostolica sotto Clemente VIII, Pietro Paolo Cardinale nel 1611, il fratello Giovanni Battista (1577-1660), noto pittore e architetto, servì la Corona di Spagna (costruì il Pantheon all'Escuriale e il regio Palazzo del Buen Retiro) ottenendo da Filippo III onori e incarichi nonché il titolo di marchese della Torre, cavaliere di Santiago e nel 1635 quello di "mayordomo de semana", Alessandro Cardinale nel 1675 e Marcello nunzio in Francia e Cardinale nel 1743.

Membri della famiglia ricoprirono per 30 volte la carica di Conservatore di Roma nel periodo 1513-1741 e fra essi ricordiamo: Mario, Stefano, Lorenzo, Giacomo, Francesco, Alessandro, Virgilio, Ottavio, Stefano, Marcello, Crescenzio, Gio. Battista e Virgilio.

Virgilio Marchese di Montorio in Abruzzo (feudo dei Crescenzi dal 1597 al 1761 insieme a Rocca Santa Maria e Valle Castellana) fu annoverato fra i patrizi romani coscritti nella bolla Urbem Romam del 1746 e morì nel 1761 ultimo di sua famiglia, sopravvivendogli solo per pochi anni il fratello Cardinale Marcello morto nel 1768. Il conte Carlo Cardelli annovera questa famiglia feudale fra i "marchesi di baldacchino".

Successe, surrogandosi ai Crescenzi nel nome e nello stemma, la famiglia dei marchesi Serlupi per disposizione testamentaria di Maria Sallustia Cerrini (morta nel 1641) maritata Crescenzi a favore di suo nipote Francesco Serlupi e per breve di Urbano VIII del 15 aprile 1642.

I Palazzi Crescenzi a Roma

I discendenti di Crescenzio con investiture feudali ed incarichi importanti si stabilirono stabilmente in alcuni luoghi strategici di Roma: Crescenzio prefetto di Roma sotto Giovanni XVIII (1004-1009) possedeva numerosi immobili fra Piazza della Rotonda e la Chiesa di S. Eustachio e fra S. Luigi dei Francesi e via delle Coppelle. In una Bolla pontificia viene indicata l'abitazione di Crescenzio presso la Chiesa di S. Trifone, individuabile nell'area oggi occupata dal complesso di Palazzo Madama con incorporata l'antica torre (ancor oggi chiamata Torre de'Crescenzi) dove Marino Crescenzio "de turre" aveva la sua residenza ereditata dalla madre Rogata. I Crescenzi si erano dunque insediati nella zona dell'attuale rione di S. Eustachio e in particolare nell'area delle terme neroniane, occupandone progressivamente una parte notevole fra il IX e l'XI sec. Nei secoli successivi i possedimenti "in loco" della famiglia si ridussero, pur rimanendo ancora nel '500, delle antiche proprietà e con continuità di possesso, alcune case con l'edificio principale dove i Crescenzi risiedevano, adiacente al Pantheon.

Virgilio Crescenzi, intorno al 1580, iniziò il rinnovamento del patrimonio immobiliare dando incarico a Giacomo Della Porta di costruire il palazzo detto "Palazzo Crescenzi alla Rotonda": l'opera fu proseguita dai figli Giacomo e Pietro Paolo, entrambi ecclesiastici, ed ultimata poi dal marchese Giovanni Battista noto architetto e pittore. Il Palazzo fu abitato dai Crescenzi fino all'estinzione di questo "ramo" della famiglia, alla metà del settecento (con Virgilio ed il fratello Card. Marcello).

Altro Palazzo fu realizzato in via del Seminario (a breve distanza dal precedente) da Ottaviano Crescenzi, capo di altro ramo della famiglia staccatosi nel corso del XIV sec. (genealogia in ASR, Miscellanea Famiglie, b.63, ins.2): anch'esso fu iniziato nel 1580 e ne fu affidata la realizzazione sempre a Giacomo Della Porta. Ai primi del '600 fu ereditato dai marchesi Serlupi Crescenzi che tuttora ne sono i proprietari.

Famoso il bollo con il detto:

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