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Francesco Buti

Francesco Buti (Narni, 1604 – Roma, 15 giugno 1682)

è stato un poeta e librettista italiano alla corte del re Sole in Francia.

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Francesco Buti. Drammaturgia musicale e politica culturale

librettista italiano ed impresario teatrale alla corte del re Sole.

Segretario del cardinale Antonio Barberini a Roma e poi del Mazarino a Parigi, scrisse numerosi libretti per opere teatrali, fra cui quelli per l'Orfeo (1647) di L. Rossi e per l'Ercole amante (1662) di F. Cavalli.

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Francesco Cavalli

Francesco Buti si trova alla corte del re Sole con un ruolo importantissimo di organizzatore di eventi e spettacoli teatrali alla Corte di Francia.

Questo ruolo viene confermato da vari studi  a diversi livelli in particolare con progetti Europei che coinvolgono varie università tra cui l'Università di Parma. 

Buti e gli Italiani alla corte di Francia

Durante il terzo ventennio del XVII secolo, Parigi accolse cantori, musicisti, scenografi e costumisti, oltre che diplomatici, artisti e letterati provenienti non solo da Roma, ma dai principali centri italiani, e la corte reale costituì il nucleo pulsante di una vera e propria "galassia" italiana che interagì, a diversi livelli, con gli ambienti culturali francesi. L'allestimento di opere italiane in Francia costituisce forse l'aspetto più visibile di un ampio progetto politico, diplomatico e culturale promosso dal Cardinal Mazzarino e favorito ed alimentato dalla presenza dei Barberini in esilio, basato sull'italianizzazione della cultura di corte e sull'alleanza con il partito italiano filofrancese.

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Cardinal Mazzarino

Straordinario committente artistico e collezionista di opere d'arte e di libri, Mazzarino attirò a Parigi compositori, cantori e scenografi italiani e affidò a Francesco Buti (Narni, 1604-Roma 15 giugno 1682)il ruolo di coordinatore degli artisti italiani e di responsabile delle attività musicali e dell'organizzazione degli spettacoli di corte. In questo contesto, le tre opere italiane di cui Buti produsse i libretti e curò la realizzazione per la corte francese dal 1647 al 1662 – Orfeo, Nozze di Peleo e Teti, Ercole amante – non solo costituiscono tappe importanti di una storia dell'opera prima di Lully, ma scandiscono anche momenti significativi nel percorso articolato e non unidirezionale della recezione della cultura italiana in Francia.

Le interpretazioni, nell'Orfeo, di Atto Melani e Marcantonio Pasqualini, due celebri castrati impiegati nei ruoli principali della rappresentazione al Palais Royal, il 2 marzo 1647, furono accolte molto favorevolmente; ma furono soprattutto le invenzioni sceniche e le macchine teatrali realizzate da Giacomo Torelli a destare la meraviglia della corte: nell'ultima scena, il "Grand Sorcier" faceva ascendere luminosamente al cielo la Lira di Orfeo (intesa come l'omonima costellazione) e la trasformava nel Giglio di Francia.

 

Analogo coinvolgimento della corte segnò la ripresa degli spettacoli, al ritorno di Mazzarino dopo le disavventure frondiste, e nell'allestimento del 1654, delle Nozze di Peleo e Teti, "commedia italiana" (testo di Buti, musiche di Carlo Caproli, scene e macchine di Torelli), il giovane Luigi XIV danzò negli intermezzi.

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Il re sole

I preparativi per le nozze fra Luigi XIV e l'Infanta di Spagna, che suggellano l'attività diplomatica mazzariniana, includono, ancora una volta, l'allestimento di opere italiane e addirittura la costruzione, affidata al modenese Carlo Vigarani, del teatro delle Tuileries. Mazzarino si occupò personalmente, sempre con l'assistenza di Francesco Buti, dell'allestimento del Serse di Francesco Cavalli, inframezzato da ballets de cour, rappresentato nella Galleria del Louvre nel 1660 - nell'attesa della conclusione dei lavori alle Tuileries - al cospetto di un pubblico poco attento. L'insuccesso dell'Ercole amante (testo di Buti, musica di Cavalli, apparati scenici di Vigarani), nel febbraio 1662, nel cui Prologo si celebrava l'unione della Francia alla Spagna, in occasione delle nozze di Luigi XIV con l'Infanta, a un anno dalla scomparsa di Mazzarino, segnò anche la fine dei grandi progetti italiani.

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Nel 1647 il Torelli è impegnato nei lavori di rimordenamento del Palais Royal (teatro già costruito dal cardinal Richelieu), dove il 2 marzo dello stesso anno rappresenta l’Orfeo, composto appositamente su ordine del cardinal Mazarino da Luigi Rossi e Francesco Buti, alla presenza del giovane re Luigi XIV con tutta la corte. La Bibliothèque du Conservatoire di Parigi possiede manoscritti di questa rappresentazione.


Nel 1650 al Teatro Petit Bourbon, utilizzando gran parte delle "macchine" adoperate per l’Orfeo, il Torelli allestisce Andromede (testo di Pierre Corneille, musica di Charles d’Assoucy), rappresentazione documentata dalle splendide incisioni di F. Chaveau.

Il successo parigino del Torelli è tale da meritarsi l’appellativo di "Grand Sorcier" (grande stregone) del re Luigi XIV e di godere ancor di più della stima e della protezione politica del cardinal Mazarino.
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Torelli

Nel 1654 il Torelli allestisce al Petit Bourbon le famosissime Noces de Pèlee et de Thétis (musica di Carlo Caproli, libretto di Francesco Buti e balletti di Isaac de Benserade).
Questa rappresentazione è documentata da una edizione in-folio contenente 10 illustrazioni di L. Silvestre e P. Francart, da numerosi disegni preparatori attribuiti dal Bjustrom al Torelli, dalle musiche del balletto (conservatoire, Parigi) e da 73 disegni acquarellati riproducenti i costumi di scena.

Il Torelli, nella sua attività parigina, alterna rappresentazioni teatrali con allestimenti di grandiosi balletti alla corte di Luigi XIV. Tra i più famosi (1653) il Ballet de la nuit (di Isaac de Benserade, musiche di J. Cambefort, J.B. Boesset, M. Lambert ed altri). Di questo allestimento sono conservati a Parigi 119 disegni acquarellati riproducenti i costumi utilizzati per il balletto.

L'Ercole amante

(7 Febbraio 1662)
libretto di Francesco BUTI, musica di Francesco CAVALLI

Avendo Ercole soggiogata l'Eocalia, Hyllo figlio di lui, e Iole figlia del vinto re Eutyro arsero di reciproco affetto, e non molto dopo innamoratosi della medesima anche Ercole la chiese per moglie al di lei padre, che non consapevole ancora dell'impegno di essa con Hyllo la promise, e informatone poi la negò, onde il semideo offeso di ciò la uccise, che però tanto più divenuta Iole avversa al rifiutato amante, Venere come di lui amica, desiderosa di rendergliela propizia, e diffidando poter per ciò disporre di Cupido a sua voglia, ha ricorso a gl'incanti, a che Giuno altrettanto contraria studiosamente si oppone; tra gli avvenimenti della qual gara avvistosi Ercole della rivalità del figlio, e insospettito (benché a torto) che questi gl'insidiasse alla vita, risolve di porlo a morte, ma sopraggiunta Deianira madre di lui, che per ministero della fama era stata a tal luogo tratta dalla gelosia si frappone per salvarlo senza però ottenere altro, che di accomunar a sé stessa un sì gran pericolo, onde Iole non scorgendo a ciò altro riparo, si risolve di dare all'infuriato eroe (purché perdoni ad Hyllo) qualche speranza di piegarsi ad amarlo, ad intuito di che Ercole sospendendo l'esecuzione de' suoi sdegni, manda (per assicurarsi dalla gelosia) il figlio prigioniero in una torre sul mare, e ordina (per liberarsi dalle contrarietà) che la moglie torni in Calidonia, quindi mostrandosi ogn'or più determinato, quando non ottenga le bramate nozze, di vendicarsene atrocemente contro Hyllo, riduce Iole alla necessità d'acconsentir più tosto a quelle, che di soffrir lo scempio di questi, il quale ricevuta di ciò novella, si precipita avanti a gli occhi della madre, (che andava per consolarlo) disperato nel mare, ma comparsa l'ombra d'Eutyro alla figlia, e con più ragioni, e particolarmente con la già seguita sommersione di Hyllo, dissuadendola dal maritarsi con Ercole, vien suggerito alla gelosa moglie da Licco suo servo, che con la veste lasciatagli già da Nesso Centauro, avrebbe ella potuto annichilare nello spirito del marito ogn'altro affetto ch'il suo; onde Iole più repugnante che mai di maritarsi con Ercole, appigliandosi anch'essa a simile speranza, si carica di applicare a suo tempo un tal rimedio, dal cui contatto cagionate poi nel semideo furiose smanie, che lo portano a gettarsi nelle fiamme, si scopre essere stato il di lui figlio salvato in vita da Nettuno per opera di Giunone, dalla quale venendo appresso manifestato, come Ercole in vece di ardersi era stato da Giove trasportato al cielo, e quivi sposato alla Bellezza, e che così libero dalle passioni umane, consentendo egli al matrimonio d'Hyllo, e Iole, aveva ottenuto alle sue felicità il consenso della medesima dèa, seguono parimente le nozze tra li due amanti.

Francesco Buti, morì il 15 giugno 1682 a Roma, dove venne sepolto nella chiesa di S. Maria della Vittoria.

Bibliografia:

Bibl.: P. Mandosio, Biblioteca Romana, II, Romae 1692, pp. 44 ss.; A. Ademollo, I primi fasti della musica ital. a Parigi (1645-52), Milano s.d. [ma 1884], pp. 36 ss.; H. Goldschmidt, Studien zur Gesch. der italien. Oper im 17. Jahrhundert, Leipzig 1901, pp. 78 ss.; H. Prunières, Notes sur la vie de Luigi Rossi (1598-1653), in Sammelbände der Internat. Musik-Gesellschaft, XII (1910-11), 1, pp. 12 ss.; A. Cametti, Alcuni documenti inediti sulla vita di L. Rossi,ibid., XIV (1912-13), 1, p. 11; H. Prunières, L'Opéra italien en France avant Lulli, Paris 1913, pp. 86 ss.; R. Rolland, Le premier opéra joué a Paris: l'"Orfeo" de Luigi Rossi, in Musiciens d'autrefois, Paris 1921, pp. 55 ss.; H. Prunières, F.Cavalli et l'opéra vénitien au XVIIe siècle, Paris 1931, pp. 34 ss.; H. Wolff, Die venezianische Oper in der 2. Hälfte des 17. Jahrhunderts, Diss., Berlin 1937, pp. 61 ss.; F. Liuzzi, I musicisti italiani in Francia, in L'opera del genio italiano all'estero, I, Roma 1946, pp. 171, 177, 182; F. Torrefranca, F. B., in Die Musik in Geschichte und Gegenwart, II, Kassel-Basel 1952, coll. 532 s.; A. A. Abert, C. Monteverdi und das musikalische Drama,Lippstadt 1954, pp. 119 s., 121, 335; A. Ghislanzoni, Luigi Rossi, Milano 1954, pp. 35, 66, 95 s., 118, 120 s., 132 s., 153, 155, 162, 193, 195; A. Loewenberg, Annals of Opera, I, Genève 1955, coll. 25, 31, 40 s.; U. Manferrari, Diz. universale delle opere drammatiche, III, Firenze 1955, p. 184; D. J. Grout, A short History of Opera, New York-London 1965, pp. 67-72, 123; P. J. Smith, The tenth Muse, London 1971, pp. 45, 52 n., 53; Encicl. dello Spettacolo, II, coll. 1409 s.


Per approfondimenti  su Francesco Buti

 

 

 

 


 

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