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Russi a Narni

tra 1800 e 1900

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Russi a Narni

 

 

Convento e chiesa  delle Grazie

Daniil Klavdievic Stepanov

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Luogo e data di nascita: Kaluga (o San Pietroburgo), 18 agosto 1881

Luogo e data di morte: Venezia, 1937

Professione: pittore, fotografo, medaglista, scenografo

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Il padre è

Klavdij Petrovic Stepanov

Luogo e data di nascita: Moskva, 1854

Luogo e data di morte: 1910

Potrebbe essere uno dei proprietari delle Grazie prima che nel 1924 fosse ceduto alla colonia di Donato.

È un pittore e fotografo figlio di pittore .

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Professione: pittore di genere

In Umbria realizza alcuni lavori su commissione, fra cui il Trittico della Sacra Famiglia per l'ala destra dell'altare centrale della chiesa di Sant'Andrea a Orvieto

 

e una decorazione del portone della Villa delle Grazie a Narni sul tema dell'Annunciazione.

 

Ol’ga Sasso-Ruffo Ogarev

È imparentata con i proprietari della rocca essendo la madre una Mešcerskaja

Quindi imparentata con Sergej Mešcerskij primo proprietario della rocca

Luogo e data di nascita: 25 agosto 1883

Professione: educatrice, insegnante

Contessa, figlia del duca Fabrizio di Sasso-Ruffo (1846-1911) e della principessa Natalija Aleksandrovna Mešcerskaja, nel 1908 a Pietroburgo sposa Boris Petrovic Ogarev (1882). Ha due sorelle: Marussja (1879-1991) e Elizaveta (1886-1940), che sposa in seconde nozze il principe Andrej Romanov.

Nel 1919 Ol'ga Ogareva vive nella località "Grazie", nei pressi di Narni, dove è intenzionata ad aprire delle scuole per il popolo: il progetto prevede una classe di non più di 12 bambini, sia maschi che femmine dai 5 ai 13 anni, con l'insegnamento di una lingua straniera per la cifra di 300 lire mensili, vitto e alloggio compreso. Il marito lavora presso una compagnia italiana impegnata con il commercio con l'Oriente.

In seguito è compagna e poi moglie in seconde nozze del noto architetto russo Boris Michajlovic Ioafan, anch'egli residente in italia.

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 Daniil Klavdievic Stepanov

Il padre è

Klavdij Petrovic Stepanov

Luogo e data di nascita: Moskva, 1854

Luogo e data di morte: 1910

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Vita del figlio

Luogo e data di nascita: Kaluga (o San Pietroburgo), 18 agosto 1881

Luogo e data di morte: Venezia, 1937

Professione: pittore, fotografo, medaglista, scenografo

È figlio di Klavdij Stepanov (1854-1910), pittore e funzionario, spesso per motivi di lavoro in Europa, soprattutto in Francia e Italia. Un ingresso degli Stepanov in Italia è documentato all'Archivio storico del Comune di Venezia in data 12 settembre 1894. La famiglia è composta dal padre, dalla madre Camilla (n. 1855) e dai fratelli Petr (n. 1880) e Varvara (n. 1884), proviene da Parigi e prende dimora nel sestiere di Santa Croce, al numero civico 2073, nella parrocchia di San Stae.

Daniil inizia gli studi a Parigi, alla Sorbona, e prende lezioni da medaglisti francesi. Dal 1900 al 1902 vive a Roma, dove conosce e sposa Romea Travaglino, appartenente alla famiglia Armoni Raffaelli, proprietaria di un noto studio fotografico di Orvieto. Nel 1902 rientra con la famiglia in Russia, recandosi prima a Mosca, dove aiuta il padre nei lavori di restauro del Cremlino, quindi a San Pietroburgo, dove nel 1911 diventa capo medaglista della Zecca imperiale. In seguito alla Rivoluzione d'Ottobre realizza alcune decorazioni per il ponte e la piazza Cernyšev a Pietrogrado. Poco dopo tuttavia viene arrestato dalla Ceka con l'accusa di tradimento; liberato solo grazie all'intercessione di A. V. Lunacarskij, è trasferito a Penza, dove insegna all'Accademia di Belle Arti. Nel 1920 entra nel Samkomstaris, la commissione istituita per preservare i monumenti di Samarcanda, città dove si reca a più riprese. Nel 1925 parte per Parigi e Roma, per apprendere nuove tecniche alle Zecche delle due città; non farà più ritorno in Russia.

A Roma prende dimora nel 1925 in Via Lazzaro Spallanzani 4. Studia all'Accademia di Belle arti di Roma, specializzandosi nel restauro di opere del Rinascimento, e gli anni successivi riporta alla luce tele di maestri della pittura italiana, fra cui Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca e Andrea Mantegna.

In Umbria realizza alcuni lavori su commissione, fra cui il Trittico della Sacra Famiglia per l'ala destra dell'altare centrale della chiesa di Sant'Andrea a Orvieto

 

e una decorazione del portone della Villa delle Grazie a Narni sul tema dell'Annunciazione.

Nel 1926 Stepanov espone tre opere all'interno della sezione dedicata all'arte internazionale della XV Esposizione d'arte di Venezia (Venditore di Suzane, Venditore di frutta, Testa). I quadri, dipinti durante i soggiorni in Turkestan del 1921 e del 1924, sono apprezzati dalla critica e dal pubblico italiano per il carattere esotico. Il critico Arturo Lancellotti lo descrive come un "ottimo colorista dalla visione molto personale, con un venditore di tappeti di nobile senso decorativo, con una viva figura di ragazza in rosso fra gialli poponi, e con un delicato nudino di bimbo sopra una coltre purpurea, dai magnifici accordi cromatici" (Lancellotti, 1926, p. 245).

Nel giugno 1927 tiene a Roma una mostra personale in una delle sale del Palazzo dell'Augusteo: fra le tele esposte Preghiera e Testa di giovane, ispirata al Rinascimento italiano e ritenuta l'opera migliore della mostra (Golzi, 1927, p. 283). Contemporaneamente, in un'altra sala del palazzo, si tiene una personale di Aleksej Isupov, suo conoscente fin dagli anni di Samarcanda. Negli ultimi anni della sua vita realizza pricipalmente scenografie teatrali, di cui alcune in collaborazione con Nikolaj Benua.

Fonti archivistiche

Archivio Storico del Comune di Venezia: Immigrazioni dall'estero, 1894, settembre, f. 9, Stepanoff Claudio e famiglia.

Molte fotografie, relative soprattutto a Samarcanda e al Turkestan, sono conservate nella collezione privata della nipote dell'artista, Angela Parravicini.

Il fondo storico-fotografico Armoni-Moretti, costituito dal lascito della famiglia della moglie di Stepanov, è custodito presso l'Istituto Centrale per il Catalogo e le Documentazione (ICCD) di Roma.

Bibliografia

XV Esposizione internazionale d'arte di Venezia, Ferrari, 1926.

V. Golzio, Cronaca delle esposizioni, "Roma: rivista di studi e di vita romana", V, 1927, n. 6, p. 283.

A. Lancellotti, Le Biennali veneziane del dopoguerra (12. 13. 14. 15.), Roma, Maglione, 1926.

O. Lejkind, D. Severjuchin, Chudozniki russkogo zarubez'ja (1917-1939), Sankt Peterburg, Notabene, 1999, p. 434.

J. Milner, A dictionary of Russian & Soviet Artists (1420-1970), Suffolk, Antique Collectors' Club, 1993, p. 411.

Saur Bio-bibliographischer Index, Muenchen - Leipzig, 2000, vol. 9

V. Ufimcev, Govorja o sebe, Moskva, Sovetskij chudoznik, 1973, pp. 48-54.

Siti utili

Daniil Stepanov, sul sito del Musée d'art centre-asiatique, Montréal, Canada:

 

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Nell'immagine Stepanov con la moglie Romea.

Matteo Bertelé

Conservateur du projet

Viktor Oufimtsev, Govorya o sebe : memouary (En parlant de soi-même : Mémoires), Moscou, Sovietskiy khudojnik, 1973.

Mikhaïl Masson, Padayuchiy minaret : severo-vostotchniy minaret Samarkandskogo medrese Ulugbeka (Minaret décliné : le minaret nord-est de la Madrasa Ulug Beg à Samarcande), Tachkent, Ouzbékistan, 1968.

Sofiya Krukovskaya, Ousto Moumine (Aleksnadr Vasilevitch Nikolaev : jizn i tvortchestvo (Ousto Moumine /Aleksnadr Vasilevitch Nikolaev/ : la vie et l’œuvre), Tachkent, Gafour Goulyam, 1973.

Rimma Eremyan, " Introduction ", dans Ousto Moumine (A.Nikolaev) , Tachkent, Gafour Gouliam, 1982.

O. Leykind, K. Makhrov et D. Severukhine, Khoudojniki rousskogo zaroubejia : bibliografitcheskiy slovar. 1917-1939 (Les artistes de l’étranger russe : dictionnaire bibliographique. 1917-1939), Saint-Pétersbourg, Notabene, 1999.

Maura Zacchi, " Daniele Stepanov un pittore fotografo. Collezione privata di Angela Parravicini ", dans Une figure dans la perspective sphérique

Nous présentons ici les reproductions en noir et blanc des œuvres réalisées par Daniil Stepanov à Samarcande. Celles-là ont été imprimées en Italie dans les années 1920. Malgré les possibilités techniques de ce temps, elles nous permettent quand même de voir des traces du style élaboré par Stepanov. Ce style est marqué par une interaction de plusieurs médiums avec lesquels l’artiste a travaillé au cours de sa carrière : la photographie, la gravure sur métal et la peinture a tempera qu’il a étudiée en Italie.

Même brièvement, il est impossible de ne pas mentionner le rôle important du dessin linéaire qui rend les œuvres de Stepanov sublimes et gracieuses. Soulignons aussi l’empreinte d’un autre médium, la gravure sur métal. Art de miniature, la gravure ne supporte aucune inexactitude dans le dessin. Elle ne peut être corrigée par le jeu des couleurs ou par une intensité de la ligne. Le Quattrocento, adoré par le cercle de Stepanov, était aussi, comme on le sait, une époque de la dominance linéaire. Ces deux retentissements intermédiaires expliquent l’effet presque musical engendré par les croisements et les détours rythmiques des lignes qu’on voit dans les œuvres de Stepanov.

L’influence de la photographie sur les œuvres picturales de l’artiste a déjà été subtilement analysée par Maura Zacci, restauratrice de photos anciennes. Citons une idée clé de cette auteure : " Daniele utilise la photographie de toutes les manières possibles : comme les impressionnistes, il s’en sert pour " surgeler " une image; parce que la photographie fait voir tant de choses qui échappent non seulement à la perception, mais aussi à l’attention visuelle; elle rend visibles plusieurs objets que l’œil humain le plus concentré mais moins précis ne réussit pas à saisir. Il y a, donc, dans ses photos une focalisation sur les détails (mains, tapis, visages) qui demande une étude soigneuse de ceux-ci avant de peindre… Dans tous les sens, Daniele est peintre quand il photographie. "

À cette réflexion, il nous semble nécessaire d’en ajouter encore une autre qui nous mènera à l’opposé. On pourrait en effet dire qu’en peignant, Daniil Stepanov reste photographe. Il ne s’agit pas d’une fidélité photographique à la nature, mais d’une esthétique de photo-vision qui influence le travail de l’artiste. Cette influence se manifeste particulièrement dans les perspectives télescopiques qu’on voit dans certains travaux de Stepanov. La composition de Boy-batcha, par exemple, est organisée avec trois points de fuite, ce qui fait découvrir le caractère télescopique du tableau et permet à l’artiste de focaliser l’attention du spectateur sur la figure du garçon et les fruits au premier plan. Il semblerait aussi qu’une telle perspective et une telle attention aux objets qui sont avancés de façon télescopique par une photo-vision soient probablement puisés dans l’œuvre et les réflexions théoriques d’un autre artiste qui a rejoint le cercle de Stepanov à Samarcande : Kouzma Petrov-Vodkine. Celui-ci, dans son écrit théorique L’espace d’Euclide, formule les principes de la " perspective sphérique " qui devait rompre avec l’espace classique tridimensionnel et surpasser ainsi les forces de la gravitation. Au cours des années 1910-1920, Petrov-Vodkine produit plusieurs travaux se caractérisant par des vues sphériques : Baignade du cheval rouge (1912), Madonna (1914-1915), Nature morte matinale (1918), etc.

Dans le même courant s’inscrit aussi l’Iconostase, texte de Pavel Florensky écrit dans les années 1920. En analysant la perspective inverse des icônes russes, ce philosophe religieux tenait à prouver qu’elles représentaient l’espace réel de façon plus véridique et plus complexe que la peinture classique avec la froideur artificielle de la perspective tridimensionnelle. Stepanov a été un des premiers à apprécier le rôle de la photographie comme nouveau médium et médiateur capable de modifier la peinture, ce qui rend plus complexe et particulière son approche artistique élaborée à Samarcande.

Ainsi, on voit que la quête artistique de Stepanov est proche du courant de la vie spirituelle russe qui renvoie, de telle ou telle façon, à l’icône ou aux débuts de la Renaissance italienne. On pourrait dire que celle-ci et celle-là sont perçues comme les sources qui sont " en arrière ", mais qui mènent " en avant ". De semblables propos ont inspiré les Préraphaélites qui ont refusé l’inertie du naturalisme banal et de l’académisme imitatif. Il ne faut cependant pas négliger le fait que le " préraphaélisme centre-asiatique " s’est opposé non seulement au réalisme et à l’impressionnisme, toujours préoccupés de la réalité comme telle, mais aussi à l’avant-garde révolutionnaire qui, en rompant avec la réalité et le passé, avait annoncé " la mort de l’art classique ". De ce point de vue, l’œuvre de Stepanov et de son cercle est surtout intéressante en tant que tentative différente pour avancer en recourant à un dialogue bidimensionnel : du passé et de l’avenir, et de l’Ouest et de l’Est. C’était, en fait, une réaction de désenchantement aux excès du modernisme.

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Chronologie

18 août 1881

Naissance à Kalouga (selon d’autres informations en 1882 à Saint-Pétersbourg) dans une famille aristocratique. Son père, Klavdiy Stepanov, artiste, militaire et fonctionnaire, voyage beaucoup et vit longtemps en France et en Italie. En 1893, Klavdiy Stepanov devient académicien à l’Académie impériale russe des beaux-arts. Actuellement, on peut voir des tableaux de Klavdiy Stepanov au Musée russe ( Chez un maître vénitien, 1888; Nageuse, 1891; Autoportrait, 1892; Un homme dans les habits du XVIIième siècle, etc.) et à la Galerie nationale Tretiakov (Don Quichote après la bataille avec les moulins à vent, 1888).

Les années d’enfance

Prend des cours de beaux-arts chez son père, qui lui donne le goût de l’art italien.

Avant 1900

Fait des études à la Sorbonne et prend des cours chez des médailleurs français.

1900-1903 (1902 ?)

Fait des études à l’Académie des beaux-arts à Rome où il se spécialise dans la restauration de la peinture de la Renaissance. Épouse Romea Travaglini.

1902 (1903 ?)

Revient en Russie où il aide son père dans des travaux de restauration au Kremlin.

1913-1919

Travaille comme médailleur en chef à l’Hôtel impérial de la Monnaie de Saint-Pétersbourg.

1919

Crée la première médaille soviétique consacrée au second anniversaire de la révolution d’Octobre.

Les premières années post-révolutionnaires

Détenu deux fois à la Tcheka (service de sécurité révolutionnaire), à Saint-Pétersbourg et à Moscou, il réussit à s’échapper grâce à l’aide de Lounatcharski. Il se rend ensuite à Penza où il enseigne les beaux-arts.

1919-1924

Est vice-président du département des musées auprès du Commissariat populaire de l’éducation à Petrograd (Saint-Pétersbourg actuelle).

1921-1924

Fait trois séjours respectivement d’un mois, d’un an et de deux ans à Samarcande, en tant que chef de la section artistique de la Samcomstaris (Commission de conservation du patrimoine historique et artistique à Samarcande).

1924

Entre à nouveau comme médailleur à l’Hôtel de la Monnaie à Leningrad (Saint-Pétersbourg).

1925

Est envoyé aux Hôtels de la Monnaie à Paris et à Rome pour apprendre de nouvelles technologies. Il ne revient pas en URSS et se rend en Italie. Son nom s’écrit désormais : Daniele Stepanoff.

1926

Reçoit une médaille d’or à la 15e Biennale de Venise pour quatre travaux peints à Samarcande : Boi-batcha, Khaüz, Vendeur de melons et Vendeur de suzani.

Entre 1926 et 1937

Travaille comme restaurateur de peinture ancienne. Parmi les tableaux qu’il restaure, on compte des toiles de Raphaël, de Tiziano, de Pisanello, Piero della Francesca, Mantegna, etc.

1937

Meurt à Venise

 

 

Klavdij Petrovic STEPANOV (1854 -1910)

padre del pittore

 

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Stepanov Claudio P.

Nato il 2 ottobre 1854 a s. Tabalovo Podolsky distretto, provincia di Mosca.

Morto il 14 luglio 1910 a Yalta

Claudio P. Stepanov completò il corso di studi presso il Liceo Principe Nicola a Mosca presso la facoltà storico-filologica dell'Università di San Pietroburgo (1877).

Nel 1876 - 1877 anni, durante i primi undici mesi frequenta l'Accademia delle Arti e riesce a meritare la sua medaglia d'argento per il disegno. Negli anni 1877-1878 nel reggimento Guardie Vita della Trasfigurazione Stepanov partecipa alla guerra russo-turca. Solo nel 1880, dopo due anni di servizio, è ufficiale di incarichi speciali presso il Ministero delle Finanze, si reca in Italia, dove si stabilisce a Firenze, dove riprende la sua strada nella pittura. Dal 1885 i dipinti che l'artista ha realizzato cominciavano ad apparire regolarmente in mostre accademico a San Pietroburgo. Nel 1888, il KP abilità il maggiore Stepanov , la sua opera è apprezzata dal Consiglio dell'Accademia di Belle Arti - è stato insignito del titolo di artista della classe di primo grado. In questo periodo le opere del pittore sono ben noti ai fan, con entusiasmo acquistati da collezionisti, tra i quali - PM Tretyakov, AN Rusanov, granduca Konstantin Konstantinovich. Tra questi dipinti - realizzati professionalmente "povero-violinista", "Una scena dal Chemodanova ambasciata a Firenze sotto lo zar Alexei Mikhailovich nel XVII secolo", "Don Chisciotte, dopo una battaglia con i mulini a vento", "L'avaro", "la madre, l'allattamento di un bambino", "Il Mercante "," capelli bianchi in barba, e un bordo demonio. "

KP Stepanov loro originalità e maestria si è affermata tra i principali artisti locali del XIX secolo, anche se in ritardo.

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opere

opera nel museo

Irkutsk Regional Art Museum. VPSukachev

1902 scena

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Lettera. 1893 Olio su tela

Nizhny Novgorod Art Museum

 

Testa grigia, e un bordo demone. 1888

Olio su tela

Museo di Stato "Cultura Arte del Nord russo" Associazione

Casa editrice White City

Russia

Professione: pittore di genere

Nella foto un quadro del 1893: Pis'mo (La lettera)

http://www.art-catalog.ru/gallery.php?id_artist=523

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Libro scritto da Stepanov

Bibliographic information

QR code for Cvetnik

Title Cvetnik

Author Klavdij Petrovic Stepanov

Published 1908

Klavdij Petrovic STEPANOV (1854 -1910)

Intérieur au paravent, 1889

Huile sur panneau signée et datée en bas à gauche.

42 x 30 cm.

 

La rocca di Narni

 

 

Nel 1906 fu acquistata all'asta dal principe russo Mestschezsy per una somma irrisoria: 13.000 lire con pagamento rateale; la vendita venne fatta dal Demanio quasi in sordina. Il principe con un altro socio la tenne fino al 1972, quando passò ad una famiglia romana. La fortezza, a forma di quadrilatero, presenta quattro torri angolari quadrate e il mastio, più alto e possente, formato dall'unione di due torri. Immersa in un suggestivo paesaggio coronato da olivi su un colle a 332 metri a dominio della valle del Nera, circondata da un fossato e da una doppia cinta muraria, ospita internamente una cappella e una cisterna in travertino che si apre sul cortile. Al primo piano si trova la residenza signorile, mentre altre stanze servivano per la guarnigione. Attualmente è patrimonio comunale e, dopo anni d'impegnativi restauri, è tornata all'antico splendore.

 

Sergej Mešc

Ivan Petrovic Bartenev

Luogo e data di nascita: Mosca, 30 dicembre 1861

Professione: possidente

Potrebbe trattarsi del primogenito di Petr Ivanovic Bartenev (1829-1912), pubblicista ed editore, attivo a Mosca nella seconda metà del XIX secolo. Sposa, probabilmente in seconde nozze, Ol'ga Maksimovna Rejtern (Olga von Reutern, 10 ottobre 1860- ?), figlia di Maksim Rejtern (10 giugno 1801- 16 marzo 1863) e già moglie di Pavel Michailovic Ustinov (Frascati 23 agosto 1848- Firenze 11 marzo 1903) dal quale ha 2 figli: Marija Pavlovna e Sergej Pavlovic. Il fratello di Ol'ga, Aleksandr Maksimovic (1849-1912), sposa Marija Nariškina (Mosca 22 dicembre 1861 - Parigi 2 febbraio 1929).

Negli anni Venti I. Bartenev vive in Italia, nel castello della Rocca di Narni insieme a Feodosij Grim. Il castello, costruito dal Cardinale Albornoz nel XIV secolo, è trasformato in carcere da Gregorio XVI .

Nel 1905 il demanio vende il Castello per 13.000 lire - da versare a rate - al principe russo Sergej Mešcerskij, ma non è escluso che Bartenev ne sia comproprietario. Il castello resta proprietà russa fino al 1972 quando passa alla famiglia romana dei Farenga che, nel 1984, lo vende alla provincia di Terni. 

Secondo i documenti conservati all'Archivio Centrale dello Stato, nel 1920 la Pubblica Sicurezza raccoglie informazioni sugli abitanti e i frequentatori del castello. Ne risulta che Bartenev è infermo e non si reca quasi mai in città. Provvede ai suoi bisogni il suo cameriere Barovej che vive nel castello insieme alla moglie:

Il De Bartoneff è affetto da infermità alle gambe, che gli impedisce di uscire di casa: conosce in Narni tre o quattro persone (Sfliberti Arideo, Filipponi Giulio e Menacchi Ernesto), che però molto raramente frequentano la casa. Anche la moglie del cameriere Barovej è vecchia e malaticcia e non esce che rare volte di casa [...] Non risulta però che sia in relazione con elementi sovversivi locali e forestieri.

Nel 1923 I. Bartenev riceve la visita del figlio Dionisij Ivanovic.

Nota

Nelle fonti d'archivio s'incontra De Bartoneff Jean di Pietro -Bartoneff Giovanni; Theodosio Grim.

Fonti archivistiche

Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1920, cat. A11 b. 9, f. Bartoneff (de)-Jean di Pietro ed altri n. 89.

Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1922, cat. A11, b. 10, f. Barteneff Dioniso n. 36.

Bibliografia

M. Bigotti, G. A. Mansuelli, A. Prandi, Narni, Roma 1973.

Siti consultati

http://www.vgd.ru/

http://www.aragon10.free-online.co.uk/Paul_I.htm

http://www.thepeerage.com5/

 

Sergej Mešcerskij

Professione: possidente

Nobile ex-capitano dell'Esercito francese, proprietario di una serie di immobili in Umbria, terra dove ha lungamente vissuto. Tra i suoi beni figura anche il Castello della Rocca di Narni, acquistato all'asta dal demanio italiano nel 1906 per una cifra ridicola - 13.000 lire da pagarsi a rate - forse in comproprietà con Ivan Bartonev che risulta risiedere nel Castello stesso. Il bellissimo edificio che sovrasta la cittadina umbra rimane proprietà russa fino al 1972 quando passa ad una famiglia romana. Oggi il Castello appartiene al Comune di Narni.

Il 20 marzo 1922 Sergej Mešcerskij presenta richiesta di reingresso nel Regno, permesso che gli viene accordato il mese successivo. Si tratta verosimilmente del principe Sergej Nikolaevic Mešcerskij, nato a Pietroburgo il 6 marzo 1860 e morto a Roma il 16 giugno 1927, funzionario del Ministero delle Finanze, consigliere di stato, marito della principessa Natalija Alekseevna Mešcerskaja.

Wassili d’Angiò . nel 1922 e acquistato il castello di Narni , morì nei primi giorni del 1971, a 84 anni,  alla Rocca di Narni ci visse per decenni, raccogliendo cimeli e testimonianze sulla famiglia.

Wassili d’Angiò, duca di Durazzo, conte di Gravina e di Alba, ex capitano dell’esercito zarista, ultimo discendente del re di Napoli, di Sicilia e d’Albania Carlo D’Angiò, resta famoso  anche come attore cinematografico, con il nome d'arte di  Carlo Bianco was born as count Basilio "Wassili" D'Angiò. He is an actor, known for Senza pietà (1948), La spiaggia (1954) and Luci del varietà (1950). See full bio . Voleva fare alla rocca un museo sulla famiglia d'Angio e gli Angioini. 

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Le grazie a Narni

Collegamenti con nobili russi

Ol’ga Sasso-Ruffo Ogarev

Luogo e data di nascita: 25 agosto 1883

Professione: educatrice, insegnante

Contessa, figlia del duca Fabrizio di Sasso-Ruffo (1846-1911) e della principessa Natalija Aleksandrovna Mešcerskaja, nel 1908 a Pietroburgo sposa Boris Petrovic Ogarev (1882). Ha due sorelle: Marussja (1879-1991) e Elizaveta (1886-1940), che sposa in seconde nozze il principe Andrej Romanov.

Nel 1919 Ol'ga Ogareva vive nella località "Grazie", nei pressi di Narni, dove è intenzionata ad aprire delle scuole per il popolo: il progetto prevede una classe di non più di 12 bambini, sia maschi che femmine dai 5 ai 13 anni, con l'insegnamento di una lingua straniera per la cifra di 300 lire mensili, vitto e alloggio compreso. Il marito lavora presso una compagnia italiana impegnata con il commercio con l'Oriente.

In seguito è compagna e poi moglie in seconde nozze del noto architetto russo Boris Michajlovic Ioafan, anch'egli residente in italia.

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Boris Mikhailovic Iofan (Odessa, 28 aprile 1891 – Mosca, 11 marzo 1976) è stato un architetto sovietico, conosciuto per gli edifici in stile staliniano come la Casa sul lungofiume o il Palazzo dei Soviet a Mosca..

Primi anni

Nato ad Odessa, in Ucraina, si laureò in architettura in Italia nel 1916 presso il Regio istituto superiore di belle arti, a Roma. Inizialmente seguì la tradizione neoclassica, e la sua prima realizzazione fu, nel 1929, il sanatorio per l'élite del PCUS a Barvikha, nei pressi di Mosca, che gli valse l'attenzione del partito.

Nel 1931 costruì l'edificio residenziale per la nomenklatura chiamato Casa sul lungofiume (in russo, Casa del governo), che aveva 505 appartamenti[1], due teatri e negozi al dettaglio. Iofan visse a lungo nel palazzo, che divenne anche un edificio simbolo per lo stalinismo.

Il Palazzo dei Soviet

Il progetto di Iofan per il Palazzo dei Soviet vinse il concorso indetto nel 1932 (il primo premio andò a pari merito a tre disegni, ma Stalin lo assegnò poi a Iofan). Lo stesso progetto gli valse anche una medaglia d'oro all'Esposizione universale del 1937 a Parigi, dedicata all'arte e alla tecnologia nella vita moderna. La cattedrale di Cristo Salvatore, una chiesa iniziata dallo zar Alessandro I di Russia e consacrata da Alessandro III, venne abbattuta per la costruzione del palazzo prima che iniziasse il concorso. La costruzione del Palazzo dei Soviet procedette lentamente: nel giugno del 1941 i lavori vennero fermati quando le impalcature di acciaio raggiungevano il 50° piano. Le strutture vennero rimosse e fuse per realizzare armi a causa della guerra. Nel 1958 al posto dell'edificio venne costruita la Piscina Moskva ed i lavori per il palazzo vennero definitivamente abbandonati.

Iofan disegnò anche i padiglioni sovietici per l'Esposizione universale di Parigi del 1937 e di New York nel 1939. In seguito si offrì di costruire il grattacielo dell'Università statale di Mosca nel 1947, ma il compito venne affidato a Lev Rudnev. Il 20 ottobre 1970 Iofan venne nominato Architetto del Popolo dell'Unione Sovietica[2]. Morì a Mosca l'11 marzo 1976, ed è sepolto nel cimitero di Novodevicij.

Nota

Nei documenti italiani s'incontra Olga Ongareff.

Fonti archivistiche

Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell'Interno, Direzione generale della Pubblica sicurezza, Affari generali e riservati, 1919, cat. A11, B. 24, f. Ongareff Olga n. 114.

 le Grazie 

 

 

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