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La Famiglia Arca

a Narni

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Stemma di famiglia 

 

 

 
 
 

NOTIZIE SULLA GENTE ARCA DI NARNI

 

Fra le più nobili e cospicue famiglie di Narni è da contar senza

dubbio quella degli Arca, che diconsi fan derivare, non so con qual

fondamento, o da' Longobardi, o da cotali greci che per fuggir le tempeste

della patria, andiedersi riparando o a Bologna o a Firenze.

Furono Senatori a Roma durante il periodo papale

Egidio Angelo Arca 1488

Massimo Arca 1522

Ludovico Arca 1591

Furono Ambasciatori del papa

Fabano Arca fu legato pontificio presso la repubblica di Siena 1440 di Spoleto 1442 e di Venezia nel 1458.

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La detta gente ebbero stato e larghi possedimenti nel nostro

territorio, in ispecie su quel di Gualdo e Guadamello; e il castello di

Bufone, quivi situato, di cui oggi non resta in piedi che una selvaggia e

mozza torre, era di lor balia col titolo di Contea - Né gli Arca furono

soltanto conti di Bufone, ma eziandio Cavalieri Gerosolimitani,

dello speron d' oro, Conti palatini e nobili Senatori di Roma col di-

ritto di cittadinanza.

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Cavalieri di Gerusalemme .

 

Sostennero i primi carichi dello Stato e della patria, dove nel collegio

de' notari ebber molti dotti uomini, infra i quali Giulio nel 1534

Fabio che fu eziandio Commissario della terra dei Cesi nel 1535. Pietro

di Battista nel 1577, Giacomo di Filippo nel 1579. A voler noverare

tutte le loro illustri parentele sarebbe cosa al certo ben lunga, e

forse a molti non grata. Mi basti ricordar senza più il loro legame

con due nobilissimo famiglie narnesi Cesi e Cardoli. Brigida Arca

fu moglie del reputato Senator di Roma Pietro Cesi, madre a Bartolomeo

Cesi nostro Vescovo e di Angelo Avvocato Concistoriale. Arcadio

Arca si congiunse a Cardola Cardoli, e il loro figlio Febo fu adottato

nella casa materna alfìne di mantener vivo lo stipite, ch' era sul venir

manco per difetto di prole.

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La famiglia Arca si divise in due branche. L'abitazione dell'una

era nel capo superiore della città verso la via vecchia, e sul fastigio del

portone Ieggesi ancora

IUBILEI AC LATINI DE ARCA

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quella dell' altra branca stanziava nel capo inferiore sotto la parrocchia

di s. Maria Maggiore dove Ludovico Senatore ebbe edificato un

decente e ben agiato palazzetto , ora abitato e posseduto dalla famiglia

Malagricci, il quale sull' architrave della porta d' ingresso ha la scritta:

LUDOVICUS  ARCA • MARINATA I • V .SE .

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Nella chiesa poi di s. Giovenale e dì s. Maria Maggiore (5)

procacciaronsi il sepolcro, dove osservasi lo stemma scolpito in quattro quattro

quadrati aventi nel primo un'arca con colomba in cima col ramoscello di

olivo, nel secondo il rastrello con tre stelle, nel terzo cinque monti, nel

quarto la scritta sepolcrale.

 

Gli Arca s' aggiunsero eziandio il cognome della famiglia Narnese

Marinata, perchè redarono il costoro avere, impinguandoci stupendamente

l'avito censo, stante die i Marinata furon molto potenti e doviziosi signori.

Ma, quando per l'usato destino e mutamento delle umane cose

cessò nel mondo sul compier del secolo XVIII la famiglia Arca, tutti

parte delli suoi beni si travasarono ne' Narsini patrìzi della nostra

città. Avvegnaché però non esista più niuno di detta famiglia, pure

vivrà essa eterna nella ricordanza degli uomini pe' gloriosi personaggi che

ora recomi a noverare.

 

Francesco, uomo virtuoso e dottissimo, si volò a s. Francesco ne'

Minori Osservanti; ma nel 1311 ebbe facoltà dal pontefice di passare

Nell’ Ordine Benedettino di s. Cassiano di Narni; e il manoscritto Brusoni

da me più volte citato- il ricorda tra codesti frati nel 1321

 

Angeletto del quondam Francia fìoriva nel 1380. Fu guerriero di

qualche reputazione; e in quest'anno venne deputato dal nostro Comune

col celebratissimo Quirico Cardoli per pagar lo stipendio dì 500

fiorini d' oro a Libertuccio da Sernano ch' erasi obbligato per quattro

mesi condurre a servigio di esso Comune trenta lancieri in bonissimo

assetto.

 

Fabiano di Matteo, del quale ignorasi il casato, ma che io credo

per qualche argomento aver appartenuto alla famiglia Arca, fu uomo

di molta letteratura, e squisito sopra modo nella lingua latina.

S'acconciò per segretario col Cardinal Ludovica Scarampo, e in tale ufficio

ricordasi nella storia-di città di Castello con queste parole: "Nel detto

mese di Agosto 1440 si trattò con onore il Card. Ludovico Scarampa

del titolo di s. Lorenzo in Damaso Legalo in Siena Patriarca di Aquileia,

si dettero 5 fiorini a Ser Fabiano di Narni suo segretario per a-

vere scritto certe lettere in favore del Comune (6). E queste lettere

avevan l’ inchiesta del Vicariato per la città, il quale fu a lei dal papa

benignamente concesso. Lo Scarampo amava fortemente Fabiano, e ne-

gli affari che ebbe a trattare per la Santa Sede, e che gli partorìron

grande nome, giovossi mollissimo del colui senno Da questo cardinale

passò alla Podestaria di Spoleto nel 1442, e poi (Umbria tom : 18 —

pag. 88) a segretario dell'antipapa Benedetto XIII, e scrittor de' Brevi,

nel 'quale officio è mentovato sotto il giorno 24 novembre 1457. Ma,

siccome era egli potentissimo anche nell' eloquenza, e pratico assai delle

cose pubbliche, fu spedito nel 1438 a Venezia per comporre alcune

differenze fra essa e la Santa Sede. Monsignor Marini in una nota

all'appendice degli Archiatri pontifici riprende Filippo Buonamici. perchè

passò sotto silenzio il nostro Fabiano nel catalogo degli scrittori delle

lettere pontificie. Una costui figlia- per nome Caterina, si sposò in prime

nozze al celebre capitano Narnese Paolo Sbardellalo. e in seconde nozze

a un tal Luigi capitano Veronese.

 

Lattanzio egregio giureconsulto ottenne nel 1461 la podestaria di

Ripatransone{8)-

 

Egidio Angelo podestà di Fuligno nel 1481. di Viterbo nel 1487.

In cotesta città fu trovata nel 1712 la seguente memoria a lui spettante :

D ¦ AEGIDII • ANGELI ¦ DE ARCA

¦ DE ¦ NARNIA ¦ LL ¦ DOCT ¦

PER ¦ ANNVM ¦ PRAETORIS ¦ MCCCCLXXXVII

Podestà in Todi I' anno 1493 (9), Senatore in Roma il 1488-1509.

Nella sala del palazzo Capitolino leggesi:

EGIDII ANGELI ¦ ARCA ¦ NARNIEN

EQVITIS ¦ V ¦ IV ¦ DOC • AC '

COMITIS • VRBIS SEXATORIS ¦ AR

MA ¦ MD VIIII IVLIO II . SEDETE

E' lasciò per testamento alla nostra cattedrale di S. Giovenale il

vessillo grande e due pendoni di trombette toccatigli nella sua carica

senatoria{10). Giulio II pontefice, amandolo e stimandolo di molto, ebbegli

pur conferito il governo di Città di Castello nel 1507, e quel d' Ascoli

nel 1510(11). In quest'anno, sessagesimo dell'età sua, cessò di vivere,

venne onoratamente sepolto nella Cattedrale narnese con titolo

, ed in questo concetto:

 EGIDIO ¦ ANGELO ¦ DE ¦ ARCA ¦ NOBILI ¦ NARNIENSl]

IN ¦ VTRAQ - CENSVRA ¦ DOCTORI EGREGIO ¦ EQVI

TI • ATRATO ¦ ET GOMITI PALATINO PLVRIBVS ¦ IN

DOMINIO ¦ ECCLESIASTICO ¦ DIGNITATIBVS ¦ DIVER

SIMODE ¦ INSIGNITO VLTIMO ¦ IVLIO li SEDENTE

ALM-E VRBIS ¦ ITERVM ¦ SENATORI QVO ¦ SVBi

TO • PERACTO ¦ OMNIA . TANDEM ¦ RESTITVIT.

PRjESTANTIBVS • ANIMAM " VIDELICET ¦ DEO ¦ OSSV

LA ¦ TERRE • ET ¦ FORTVNE ¦ SVA (sic) RAPITVR ¦ DECI

MO ¦ SEXTO - CALENDAS • SEPTEMBRIS ¦ ANNO ¦ A ¦

CHRISTO ¦ NATO POST MILLE ET QVINGENTOS

DECIMO ¦ ET ¦ SVI CVR9VS . SEXAGESIMO

LATINVS • ET - IVBILEVS ¦ PARENTI CARISSIMO -

 

 

Massimo Senator di Roma nel 1522 vien molto lodato dall’ Alberti

nella sua Italia, e da altri per il gran fornimento di dottrina-

 

Girolamo fu governatore, non so di che luogo, nel 1529, e podestà

di Todi (12) nel 1570

 

Nicola, altro figlio di Egidio Angelo, e quanto lui sapiente e onorato,

fu dottore in leggo, giudice collaterale in Perugia l'anno 1526,

ambasciatore in Firenze pel Comune Narnese, al fine di trattare alcuni

importanti negozi col Cardinal Legato dell'Umbria- Nel l528 venne dal

Cardinal Cesi designato ai primi offici della patria in compagnia del

proprio fratello Bernardino, perchè col loro senno e amor grande verso

il natio luogo riparassero i danni da esso sofferti nel tremendo sacco

dei Borboni. Nel 1533 fanno dei primi uditori del Tribunale della Rota

Perugina(13).

 

GIANANTONIO  ARCA

ARCA, Giovanni Antonio (Iohannes Antonius Arcas Narniensis). - Appartenne alla famiglia Arca di Narni e visse a Roma sotto il pontificato di Giulio II e di Leone X, partecipando alla cerchia umanistica che fiorì intorno a Iohann Goritz (Ianus Corycius) e quindi, probabilinente, all'Accademia romana. L'Arsilli lo nomina ai vv. 211-212 del De poëtis urbanis:"Quantum Ramatio tellus Fulginia, tantum / Arcade grandisono Narnia terra nitet" (ed. Francolini, p. 18) e quattro sue poesie in lode del Sansovino e del Goritz sono raccolte tra i Coryciana.Nessun'altra notizia su di lui ha raccolto lo studioso che se ne occupò di proposito, Giovanni Eroli, e niente si trova nelle varie edizioni dell'Arsilli e nella bibliografia relativa ai Coryciana.

Un probabile soprannome dell'A., "Mercurius Narniensis", è attestato da una nota che il contemporaneo Fabrizio Delfini de Nobilibus pose in margine ai versi sopra citati, in un esemplare della prima edizione del De poëtis urbanis,pubblicata in appendice ai Coryciana,Roma 1524 

Passò gran parte di sua vita a Roma, e venne quivi

in grandissima voce, perchè uomo dotto e virtuoso poeta Ialino da collocarsi

fra migliori che fiorirono sul compier del secolo XV, e sul

cominciare del XVI. Meritossi pertanto 1' amicizia di molli sapienti suoi

contemporanei, e à' essere scritto alla celebre accademia romana la quale

, fondata da Pomponio Leto, e tolta nel pontificato dì Paolo II

comparve con più gloria sotto Giulio II, e mirabilmente fioriva a" tempi di

Leone X, nel cui regno viveva ancora il nostro Arca. Fra gli altri nobilissimi

ingegni furongli soci in quella famosa adunanza, il Cappella,

il Vida, il Bembo, Paolo Giovio. Baldassar Castìglioni. Andrea Navagero;

e con questi cantando a pruova, risonar fece di sue dolci melodìe or

le dorate sale de' grandi, or le verdi sponde del Tevere, ora gli ameni

giardini, ora gli ombrosi boschi, dove gli Accademici convenir solcano

per loro istituto. Ma l'essere stato il nostro Arca messo nel bel numero

di questi dotti non sariami sufficiente prova del suo valor poetico, se

non me ne desse un' altra più salda l’ illustre vate e medico senigalliese

Francesco Arsilli, il quale nel poemetto de potlù urbanif, stampato

dal Tiraboscbi nella storia della letteratura italiana, cosi canta di luì :

 

Quantum Hamatìo tollus Fulgiuia, lantam

Arcade grandisono Narnia terra nitet.

E avvegnaché 1' Arsilli abbia dato all' Arca il solo aggiunto di granditono,

pur non è un leggero encomio avendo Giovenale per simil guisa

lodalo Virgilio nella Satira XI :

Condilor lliadis cantabilur atque IKaronis

Allisoni dubiam faccDlia carraioa palmam.

 

 E se la lode dello Arsilli gli stesse meritatamente, lo appalesarono

alcuni suoi versi composti e dati in luce nell' occasione che ora riferisco.

Trovavasi in Roma a' tempi di Leon X un tal Tedesco di nome Gìov,

Goritz , detto Goriiio o Coricio all'italiana uomo nobile ricco liberale

dotto, e amico e mecenate de' primi artisti e letterati; ma sopra tutti

de'sozi dell'accademia romana, i quali convenir soleano in sua casa

per recitar prose e versi, e per goder delle laute e saporite cene che

egli imbandiva loro in molte occasioni, ma specialmente nella festività

 di S. Anna, alla quale portava singolar divozione. Le adunanze facevansi

ne' giardini contigui alla casa; e all'ombra de' faggi e degli allori, e al

grato sussurro de' ruscelli e delle fontane, e in mezzo alla fragranza di

mille fiori s' inspiravano i più celebri poeti di quel tempo- Il Coricìo

divenne per tanto il soggetto di molle nobili cetre ; e fra l' allegria

de' bicchieri, e gli strepitosi evviva sentia più e più volle levato

a cielo il suo nome con versi degni del cedro. Ma in nessun tempo

Tenne cosi decantato dalle Muse Ialine come allora che nel 1317 circa

fabbricar fece in s. Agostino di Roma una Cappella, commettendone

la cura a valenti artisti. Questa riuscì suntuosa e mirabile tanto per

l'architettura, quanto pel gruppo che v'ebbe scolpilo il famoso Sansovino.

ritraente s. Anna Maria Vergine e il costei divin pargoletto soavemente

vezzeggiarne in mano un piccolo uccello. L' esquisito lavoro

risvegliò l'estro di molti gentili poeti, e il presero a lodare, risaltando chi

la maestria dell' artefice , chi la bellezza del gruppo, chi la pietà e la

munificenza del signore che allogò I' opera al Sansovino. Fra colali illustri

poeti ebbe pur posto il nostro Arca, e con buona vena compose ani

nlegia. un'ode e due epigrammi. PifTatti componimenti meritarono esser

raccolti e stampati in Roma nel 1524 da Blosìo Palladio con gli altri

sul medesimo argomento ; e la raccolta venne per lui appellala Cùryeiana; la

quale anc' oggi dura in fama presso quelli che, più assennati degli altri,

non dispregian punto l'antica lingua del Lazio. E siccome la Coriciana s'è fatta

rarissima, ed alcuni de' miei cittadini brameran forse saggiare lo stile

dell' Arca, io penso bene a qui riprodurre i quattro carmi della raccolta;

i soli che io conosca delle laute lottate poesie del nostro autore.

  

CARMlNA DE ARA CORVCIA

 

Quid sì Deucalion lapidea animavcrit ? habemus

Qui lapides faciat vivere et esse Deos:

Die quem? Sansuinum- Eocuil ne hunc forsan Homerus?

Quid, supcrum pollus credo adiìsse domos;

Isquc ìllic Divum formas furatus, et ipsam

Naluram, hoc secum foedns ab aie lulit.

Scoi pere ncque Deos posDiac manus andeat nllos

Nainquc haec Sansovìo cura relieta fnlt.

Ingrederis qui tempia, priits lastralibns ntidit

Spargere* dcin gcnibat nostra sacella premas,

Atque hic tocg pia supplcx pia coDcipo vota,

Qiiae vcniant nobis uberiora tnis.

Admoveas oculos, yotis promntere factis

Coscio quam. cernes hoc tibt mamior, opem.

Quid miraris T inest numen, quod candida simplex

Firmaque Corycii fecit inesse fides.

Fama quoque artificom celebrat, nam (vera fatsbor]

Marmerà non possnm dicere, nolo Deos.

Accipiunt reddunlque aoras. si lumina figis,

Dices, si digitos, livida vena salìt.

Mot animum admoveas, o mira ars inclita meosque

O coelum artificis nobile, docta manusl

Sit licci in pucro facies pnerìlis, ab ìlla

Manat majestas dia, severa, gravis.

Vii matrem profert, penetrale fatcbere coeli

Quaercrc, quo pascei grandia corda cibo.

Et licei eiuilet matrique aviaeqne, videbis

Diccre prò nobis se voltasse mori.

Illiusque manus volacri colludit. in ilta

Est tampD al credas sceplra manerc poli.

Denique spirantem si contemplaberc totum,

Clirìstus jam dices est Deus, est et liomo.

Nulla manns coelo fclicius auu vidctur

Quam Polvclele tua;

Te date uùnt potuit caelarì ars arte, Canonque

Artis in arie dari ;

Artìricìs a (jiio dìdicere hominesque tiominuiii<

Fingere pene animoS'

Sì Umcn hoc vertas oculos, clamabis, ut istud

He superavit opus;

Non hic arte nova caelata ars arte videtur.

Sed superata magis;

Non hic artifices mortalia corpora, dJsctint

Se simulacra Deum.

Cecropia Phidias caelavit in arce Miiiervam

Aegidaqae inscrjpsit nomine deinde suo;

Atqae ita complicuit, quod ni prius omne periret,

lUud opus pos5et nulla abolere nianiis.

Haec tria Corycius posuit simulacra. et in illis

Insertum nomen cernitur fsse >uum.

Non aliquis scripsit Plildlas, sed Apollo sonoro

Carmine, quod polerit nulla abolere dies.

Dumquo haec Tertentur simulacra in nil, morietur

Nomen Corytiì, Coryliiquo fides.

 

 

Mario   fioriva in sulla metà del secolo XVI, e fu giusperito di bella

fama. Essendo ancor giovane, promulgò un' interpretazione sulla prima

legge del Codice de edendo per confutare uno scritto sul medesimo

tèma del nobilissimo giureconsulto Ludovico Cato. Se la prese contro dì

lui Pietro Aldobrandino il quale fece un' altra scrittura sulla medesima

legge, difendendo con tutte le forze l' opinione del Cato. Tanto la dissertazione

dell' Arca che quella dell' Aldobrandino leggonsi nella raccolta di

Everardo Ottone (tom. V pag. 55-87; Basiliae apud Josphum Ludovì-

Cìtm BranduiMrii con questo titolo - Marii Arcadis Narnienses ad leg.

prim. C. de edendo ìrterpretatìo nova qua verus alque legitimus legis sen-

su Doctorum ad haec usque temporu cum varia tunc multiplici disputae

confutili in lucem velum tenebris retocalur. Accedit Petrus.

  

Aldobrandini Juris Consultus Florentinum de interpretatione Clarissimi

Juris Consulti Cati ad leg. I. C- de edendo adversus Marium Arctuhm

Narniensem. - E questo titolo fa bell' onore all' Arca, il quale si dovè molto

compiacere nel veder correre per le mani di tutti i legisti la sua nuova

interpretazione, e ristampata in Venezia ex officina Farrea 1543, e a

Lione dal Grifio nel 1545. Vien pure citata dal Ziletto ne' consigli legali

e dal Fontana nella biblioteca legale. Fu intitolata s Federico Cesi

Vescovo di Todi eletto quindi Cardinale. Dalla dedicatoria rilevasi che l'Arca

ebbe a maestro di legge il famosissimo Alciato, e che per ascoltare

le sue dotte lezioni, recossi a posta in Ferrara, dove quegli teneva pubblica

scuola. L' Aldobrandino, mentre sì oppone all' opinione dell' Arca,

rende solenne testimonio del suo svegliato ingegno con queste parole:

Facundia pratitanlem, tot tantisque ingenti dolibus ornatum.

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palazzo Arca in strada Mazzini a Narni .

Fabio, elettissimo ingegno, fece altamente risonare in tutta Europa

il nome della famiglia, e quello della patria. Egli nacque nel 1495,

studiò con molto fervore le leggi, nelle quali riusci singolar maestro, e

fu chiamato a insegnarle con ricco stipendio nelle famose università di

Ingolstadt. città dell' Alemagna, e di Coimbra in Portogallo. Quivi e

altrove procacciossi tanta stima e nome, che da alcuni sovrani fu adoperato

in rilevantissime ambascerìe, e consultato nelle più intricate quesioni

di diritto. E de' suoi consigli legali ne abbiamo uno a stampa eh' egli

die fuori a nome dell'università d' Ingostadt. Ebbe amici molti sapienti

del suo tempo, e specialmente Ugo Buoncompagnì Bolognese che venne

quindi assunto al pontificato col nome di Gregorio XIII, e che fu come

lui sapientissimo nella legge, e lettor pubblico di questa facoltà in Bolo-

gna. E tra loro era si stretta e intrinseca amicìzia che scrivevansi continuo

lettere affettuose e dottissime. Anzi quando Carlo V imperatore fu

coronato a Bologna addi 24 fehbrajo del 1530 con quella pompa e festa

solenne che ognun sa, il Buoncompagnì prese da cìò argomento di scriver

a Ingostad al suo Fabio, facendogli una minuta e ben composta

narrazione delle maravigliose cerimonie e belle foggie dì vestire vedute

in quell'occasione- E siffatta epistola, ch'era prima inedita, e che bassi

a pregevol documento della storia e della fama dell' Arca, venne

pubblicata da Gaetano Giordani per te nozze Gozzadini e Alligbieri in

Padova nella tipografa Sìcca 1841; credendo esso di far onore agli sposi

assai meglio con questo giojello che non con insulsi, e ormai troppo

comuni epitalami. E la prefata epistola fu tanto grata al pubblico che venne

ristampata nel numero 23 del settim' anno del Giornal tiberino.

Il nostro Fabio mori professor di diritto Cesareo in Coimbra ai 10

luglio del 1554 con rammarico dì tutti, e specialmente dei suoi scolari,

uno de' quali, con raro e imitabile esempio, gli collocò nella Collegiata

dell' Università un sepolcro dì marmo con siffatta iscrizione (l4):

 

Fabius Arca a Narnia Nobilis Romanus Jur. Utri. Doct.

primaria in Accademiis professione, Consiliis gravibus, ac etiam

legationibus univertam per Europam Celebris, multis extra

palriam annis in celibatu contritis, Regibus ac Principibus

pluris (sic) grafifìcatus; ad inclìtum vero Lusitaniae Conim-

bricae gymnasinm stipendio amplissimo vocatus, et ibi pri-

mario loco jui Caesareum professus, diem clausit extremum

X. Jullii ¦ Anno Domini 1554. Aetatis suae 59. Cvjus anima

Deo viva

Sebfutianus Slochamrs Alumnw posuit

 

 

Ludovico dottore ìllustre in ambo i diritti andò nel 1572 con Giulio

Mangoni da Narni ambasciatore pel Comune a Paolo Emilio Marchese di

Riano, Sorti per ben tre volte il grado di Senator Romano, e in questo

ufficio fé ristorare il malconcio e cadente palazzo del Campidoglio.

Testimonio di queste cose saranno le due seguenti inscrizioni, le quali scorgensi

nell’ esterno del Palazzo Capitolino verso I' arco di Settimio Severo:

LVDOVICVS ARCA NARNIEN.

I ¦ V - D ¦ EQVES AC COM. VRBIS

SENAT. SVB GREG. XIIII INNOC.

IX ¦ ET CLEM Vili • MDLXXXXII

 

 

(Stemma del Pontefice

CLEM ¦ VIII POM ¦

LVDOVICVS ¦ ARCA •

NARNIEN ¦ SENAT ¦

REST AD MDXCIII .

(Stemma degli Arca)

 

 Ludovico instituì la primogenitura nel 1602 per testamento rogato

dal Notajo Capitolino Pizzuto, e ìnstituì per primo erede il primogenito

Fabio Arca suo nepote da parte di fratello-

Giacomo Filippo simigliamente Dottore illustre in legge. Net 1598

venne laureato e nel Diploma, che conservasi presso il sig. Conte Narsini,

leggesi a sua lode

— D. Jacobus Philippus Àrcha Patritim Narniensis ex

Comùibut Castri Bufonis Narniensis Diocesis scientia praeclarus, moribus

modestus, ingeniuo acutus, et omni doctrina praditus.

Ottàvio figlio di Fabio fioriva nel 1656 e fa militare di qualche grido .

Per la sua bravura e ingegno ebbe grado di colonnello.

 

Note

(1) Ciò rilevai dal diploma della dottorale nel libro a Giacomo

Filippo Arca da Monti. Lorenzo detto di Culto ; il qual diploma

trovasi oggi in casa Negroni.

(2) Queste dignità ai baroni dai documenti e dalle storie dei Moalori Roma.

(5) Contllori, Storia di Ceti ; risposta a di polo elica pag. 44.

(41 Marche", galleria di onore de' cavalieri di Santo Stefano.

(6) La sepoltura di Santa Maria Maggiore la presero nel 1624, come si

legge in un libro di ricordi de' PP. Domenicani di Narni = 1038 - Ricordo come

essendo morto il lig. Fabio Arca, quale teneri la sepoltura In S. Giovenale

e avendo nella sepoltura in chiesa nostra, dove aveva fatto seppellire

la consorte, et avendo richiesto di venire in chiesa, i Canonici dì S.

Giovenale misero al Convento pretendendo che il cadavere si dovesse

seppellire nella sepoltura de' suoi antenati, e che essendo Tornato qui, il Conte

fosse obbligato a darli meno il funerale, onde fu fatto ricorso a Roma

ma ancora non ho trovato la risoluzione-

(0) nelle, Memorie ecclesiastiche e citati sopra città di Castello.

(7) il più volte nominato manoscritto Cotogni, pag. 320.

(8) Leggi V elenco dei podestà di cotesto luogo compilato da

Filippo marchese Bruti Liberiti.

(9) Giovanelli, Cronica del citato.

(10) Manoscritto Cotogni.

(11) Hnul, opera citala.

(13) Gioannelli, opera citati.

(14) Leggi la storia del sacco de* Borboni prodotta, e l'opera del

Marchesi intitola - Il Cambio di Perugia pag. 315.

(15) Di questa iscrizione trovai due copie, 1’una nell'archivio di casa

nostra, l’altra in quello dei Nursini ; e questa in più luoghi discordante da una

prima. Ma alla seconda ci siamo attenuti, perché più integra ed autentica,

Venne ritratta dall'originale per cura di Francesco Valerio do Sacramento

Portoghese com'egli stesso fanne fede col suo sigillo, e firma; ma dubito che

anche questa copia abbia qualche errore.

Eredità Fabio Arca

 dai quaderni di Subioli 

Fabio arca come detto è ARCA (Arcades, Arcas), Fabio. - Nacque a Narni nel 1495, da una tra le più note famiglie del luogo. È probabile che egli abbia compiuto gli studi di diritto a Bologna, poiché, da una lettera direttagli a Ingolsta da Ugo Boncompagni (il futuro Gregorio XIII) nel 1530, in occasione della incoronazione di Carlo V, risulta essergli stato familiare quell'ambiente culturale e di esservisi mantenuto in contatto epistolare. Grande fama si acquistò a Ingolsta, nella cui università tenne la cattedra di professore ordinario di diritto canonico e civile ininterrottamente per diciotto anni (è iscritto per la prima volta nella Matricola dell'università sotto la data del 10 sett. 1529), e ricoprì la carica di rettore negli anni 1530 (fu eletto per la prima volta al rettorato il 23 apr. 1530), 1533, 1536, 1544, 1545, 1546, 1547. Il 13 giugno 1547, sollecitato da una commissione inviata in Germania dal re Giovanni III del Portogallo per ingaggiare letterati, giuristi e uomini di scienza da condurre a Coimbra per insegnare in quella università, e allettato dal maggiore stipendio che con il nuovo incarico avrebbe percepito, lasciò Ingolstadt per occupare la cattedra di diritto civile dell'università di Coimbra: cattedra che tenne sino alla morte avvenuta il 10 luglio 1554.

 

Dopo la sua morte ci fu una disputa per l’eredità tra  Giustino Arca  e Giacoma Arca fratello e sorella del defunto Fabio

 

Questo fatto è ricordato nell’archivio Notarile di Narni e trascritto nei quaderni Subioli con riferimento agli atti del notaio Romolo Risi  in data 19-6-1556

  volume 170  capo 202 .

 

In tale atto si racconta che la lite viene composta e concordato quanto segue.

Per vivere in pace e terminare la lite decidono di arrivare ad una transazione alle seguenti condizioni, con il consenso del marito di Giacoma  D. Virgilio Massei  e D. Emilio Arca figlio di Giustino : nella data dell’atto si stabilisce che :

 

Giacoma rinuncia alla lite e remissione di tutte le spese  interessi e danni subiti

 

Donna Giacoma rinuncia a favore di Giustino ad ogni pretesa sull’eredità  del q. Fabio  e sui beni di esso pervenutigli sia a Bologna che nel regno di Portogallo e in qualunque altro luogo . , e questo lo fa come buona sorella.

 

Viceversa Giustino promette di dare per tali beni diritti e azioni dai crediti da esigersi per l’eredità   , scudi 700

Curiosità

firma notaio De Risis

 

Da Pietro CESI e da sua moglie Brigida d'ARCA, prima che egli morisse in Narni all'età di 55 anni, nacquero nove figli.

 

Castello della Rocca di Narni

Arca fu il primo castellano narnese

In quel tempo (1371) si ha anche la "riforma" degli Statuti Comunali: si accentua il potere centrale, dal podestà si passa al Vicario.

I Narnesi ben compresero questi significati: la Rocca fu a lungo estranea alla loro vita, ignorata, spesso detestata. Dobbiamo arrivare al 1539 perché le chiavi della Rocca siano in mano ad un Narnese, Girolamo Arca: anch'egli funzionario del potere papalino.

Castello di Coppe a Stroncone

In un punto più basso del paese a nord- ovest, si innalza una casa signorile dei Cardoli- Arca, la cui data incisa sul portale rammenta che fu eretta nel 1525. Attigua vi era la casa dei conti Manassei di Terni, i quali rimasero proprietari di una parte di Coppe per vendita fatta da Francesco Cardoli e figli.

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Palazzo Arca a Narni

Palazzo Arca-Orsini

Si incontra lungo Via Mazzini. E' costituito da un cortile con pilastri in cotto e un portale in pietra

 

conte Fabio Arca Marinata 1547-1572

 gli Arca furono potenti anche a Roma ed a  Firenze

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foto del palazzo del Bargello a Firenze

 

 

 

 

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