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Narnia Romana nar



Narnia Romana

 
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Le prime notizie di Nequinum (questo il suo nome originario) risalgono al 600 a.C. Nel 299 a.C. fu colonia romana col nome di Narnia. Nel 90 a.C. diviene Municipium.

riferimenti alla Narnia romana in Italia, nei testi della letteratura latina.

" Quattro citazioni sono state trovate nelle Historiae di Livio (10:10, 27:9,27:50, e   29:15) , altre citazioni sono state trovate negli annali di Tacito (3:9) inoltre Plinio il Vecchio commenta nelle sue Storie Naturali riguardo il clima particolare di Narnia ( che diventa secco durante la stagione delle pioggie).... infine Plinio il Giovane nelle sue lettere alla suocera Pompea Celerina, menziona l'eccellenza degli alloggi della sua villa presso Narnia, e specialmente i suoi stupendi bagni.

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Il ponte di Augusto

Fu costruito intorno al 27 a.C. sopra di esso passava la via consolare Flaminia . Nel 537 d.C. era una meraviglia per le  arcate che erano le più alte che si conoscevano. Nel VIII secolo dopo un crollo, fu ricostruito con i materiali di recupero. Nel 847 a causa di un terremoto, venne danneggiato. Tra il 1052 e il 1053 crolla la  parte superiore e non fu più ricostruita.

Tra il XIII secolo e il XIV secolo il venne chiamato nei documenti di Narni come "Ponte Rotto", non fu più utilizzato e ne fu costruito un altro. Nel 1847 furono restaurate l’ arcata e la spalla sinistra che stavano per crollare. Nel 1855 la seconda pila da sinistra crollò a causa di una piena eccezionale.

aveva una lunghezza totale di 191 m e quattro archi di sostegno di cui: uno di 19,56 m, un altro di 32,10m e gli ultimi due di 17 m e16 m .

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La via Flaminia nei pressi di Narni

il percorso della via Flaminia entro Narni e a nei dintorni La discesa di Testaccio, ripercorre il tracciato antico che lambiva il fosso dei cavallacci.Subito dopo la prima variante esattamente sotto casa di Renata Donatelli come ci attestano ben due rinvenimenti archeologici. Poi passava sotto la tagliata della Grotta di Orlando  e il rimanente percorso era l'attuale con il tracciato di via XX settembre .L'ingresso (porta superior)in città avveniva dopo aver attraversato un ponte su piazza Garibaldi e ,poi ,arco del  vescovo e porta superior , dove si accedeva al tracciato che preseguiva per via Caterina Franceschi Ferrucci e via Gattamelata. Piazza Cavour era fuori dalla cinta urbana .Scesa via Gattamelata l'uscita in città era un po' prima di porta della fiera poco sotto il monastero di S. Anna. Poi con una serie di tornanti si arrivava all'ingresso del ponte che è in pendenza per due motivi: rendere meno scosceso l'accesso alla città e meno disagevole l'accesso al piano.La strada,poi,proseguiva per via della Doga e il resto è ancora facilmente riconoscibile.Di questo andamento della flaminia abbiamo sufficienti prove archeologiche e testimoniali questo era il tracciato per Carsulae e  Meuania.
L'altro tracciato,quello per Terni,scendeva fino al ponte poi prendeva a destra fino all'officina montesi e scendeva anch'esso al piano e era allineato,come in ogni colonia sia romana che latina , con il decumano cittadino
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Marco Cocceio Nerva Imperatore Romano dal 96 al 98 D.C.

nasce a Narnia attorno all'anno 30 d.C.

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Marco Cocceio Nerva, noto semplicemente come Nerva, nato a Narni in Umbria l' 8 novembre 30, morì a Roma il 27 gennaio 98. Essendo figlio di un Cocceio Nerva famoso giureconsulto e di Sergia Plautilla figlia di Popilio Lena, fu membro dell'aristocrazia italiana più che di quella romana, come del resto Vespasiano fondatore della dinastia Flavia. Amico e parente acquisito di Tiberio, ed ammirato da Nerone - che gli riconosceva le sue doti di poeta e gli concesse le insegne del trionfo per la congiura di Pisone - diviene console sotto Vespasiano e poi sotto Domiziano. Nel 96, al momento dell'organizzazione del complotto ai danni del fratello di Tito, riveste con ogni probabilità un ruolo importante. Al momento dell'elevazione al potere, sebbene appoggiato dal Senato, si trova in una situazione non facile, ma riesce ad adottare una saggia politica di riconciliazione e di riforme socio-economiche, partecipando anche con il proprio patrimonio personale alla distribuzione delle terre alle classi più disagiate. Fu l'ultimo imperatore italiano sia di nascita che di famiglia. Nerva non aveva seguito l'usuale carriera amministrativa (cursus honorum) anche se era stato console con Vespasiano nel 71 e con Domiziano nel 90. Quando fu organizzata la congiura contro Domiziano, Nerva acconsentì a divenirne il successore. Egli era molto stimato come anziano senatore ed era noto come persona mite, ma accorta. Alla morte di Domiziano, Nerva fu acclamato imperatore in senato da tutte le classi concordi sul suo nome. Le loro speranze non andarono deluse, infatti, citando liberamente Tacito, nel suo breve regno fuse le idee di impero, di libertà e di pace, dando inizio ad un secolo poi considerato d'oro. Fece immediatamente cessare le persecuzioni contro i cristiani, consentì agli esiliati di rientrare a Roma, abolì i processi di lesa maestà, reintegrò il Senato nelle sue prerogative, prodigò sue terre e denari per soccorrere i poveri ma fu molto duro contro i delatori. Fu addirittura giudicato troppo mite dal Senato e subì una congiura che venne sventata esiliando a Taranto il suo capo: il senatore Calpurnio Crasso. Nel 97 fu console per la terza volta e gli fu collega Virginio Rufo. Quando poco dopo, Nerva, vecchio e malato, si rese conto della sua debolezza, pensò di adottare un figlio. In omaggio all'interesse dello stato, non scelse nella propria famiglia, ma scelse Marco Ulpio Traiano che comandava le legioni sul Reno. L'adozione coincise con una vittoria in Pannonia e pertanto diede all'adottato Traiano l'appellativo di Cesare Germanico, lo fece tribuno e proconsole. Di nuovo Nerva fu console con Traiano nel 98, ma dopo solo tre mesi morì. Ebbe esequie di grande onore volute dal suo successore. Le sue ceneri furono poste nel mausoleo di Augusto

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Altra Emergenza è il porto e cantiere navale di Narni

Porto e cantiere navale di Narnia. Il sito ubicato il località Le Mole, fra i borghi di Nera Montoro e Stifone, sul fiume Nera, Tacito (Annales III, 9), narrando del viaggio di ritorno dalla Siria a Roma del console G. Calpurnio Pisone, dice che “A partire da Narni (…) seguì il corso del fiume Nera e poi del Tevere”.

Strabone (Geographia V, 2, 10) afferma invece che “Al di qua degli Appennini, lungo la Via Flaminia, città degne di nota sono Otricoli, in vicinanza del Tevere, Narni, attraversata dal fiume Nera, che confluisce nel Tevere poco a monte di Otricoli ed è navigabile con imbarcazioni di piccole dimensioni”, confermando sostanzialmente la navigabilità del fiume nei pressi di Narni.

Nel XVI secolo il gesuita Fulvio Cardoli ci da una collocazione spaziale dei resti del porto romano4:

"Esistono anc'oggi, in ripa a esso fiume, passato il Castel di Taizzano, un tre miglia da Narni, alcune vestigia del porto, dove alfin la Nera, dopo aver lottato, strettamente rinchiusa tra mezzo altissimi monti, contro l’impaccio degli scogli e de’ sassi del suo letto, incomincia a sostener le barche, ed ivi veggonsi pure i ferrei anelli impiombati nel vivo sasso, ai quali siccome a palo ferrato legavansi le barche".

Tale testimonianza fu poi ripresa e trascritta dal marchese Giovanni Eroli

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Le strutture rinvenute fanno pensare ad un canale artificiale con un bacino di carenaggio per la costruzioni di navi di media dimenzione.

 Acquedotto della Formina

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L'acquedotto romano della Formina, nella bassa Umbria, fatto costruire da Marco Cocceio Nerva, tra il 24 ed il 33 d.C. fu la soluzione agli approvvigionamenti idrici della città di Narni, da sempre soggetta ad estati siccitose, ove anche le cisterne urbane poco servivano a soddisfare i fabbisogni dei suoi abitanti.

L’acquedotto ha una lunghezza di circa 13 km. e con una pendenza di circa il 6 0/00. Parte da Sant’Urbano ed arriva a Narni.

Le dimensioni interne sono varie, da 1,30 m. a 1,80 m. d'altezza, alla larghezza, quasi costante, di "un piede e mezzo" romano, equivalente proprio ai 45 cm. . La volta è prevalentemente a cappuccina, composta da lastre contrapposte a "V" rovescia, a volticine con spezzature di pietra e calce, a lastroni orizzontali.

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Il tratto dell’acquedotto era utilizzato come strada che univa Narni a S.Urbano.Uno dei punti più difficoltosi era proprio ponte Cardona che si trova al centro dell'Italia peninsulare.

 Museo di Narni 

Nel museo della città di Narni è possibile vedere vari reperti dell’antica Roma come :

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Lastra frammentaria di cassa di sarcofago con scena di caccia al cinghiale di Calidone.
Si tratta di una parte della lastra frontale di un sarcofago. L’oggetto narra di uno degli episodi più famosi del mondo antico “Scena di caccia con Atalanta e Meleagro”. In esso infatti viene rappresentato sia l’eroismo legato alla caccia sia il romanticismo legato alla morte dei due giovani eroi. L’episodio narra della caccia al mostruoso cinghiale che terrorizzava la città di Caleidone.

 

 

Rilievo con iscrizione funeraria “I Latuedii”:  Il rilievo, in marmo bianco,  è stato ritrovato presso la villa del conte Conestabile nel territorio di Vigne. Internamente ad una cornice squadrata sono raffigurati ad alto rilievo i busti di tre persone. A partire da sinistra sono raffigurati, un giovane, un uomo più maturo e una donna. Gli uomini indossano la toga mentre la donna indossa la palla, tipica veste femminile riportata sul capo. Nella parte bassa si legge l’iscrizione con il nome della famiglia rappresentata “Latuedii”. L’opera può datarsi tra il 40 e il 25 a.C.

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In età romana il territorio di Narni che si dirige verso  Carsulae e Acquasparta  fu protagonista di una importante produzione di laterizi, destinata non solo al mercato del luogo ma anche a quello di Roma.    I bolli presenti su questi frammenti ci testimoniano la presenza di “Figline”, di fabbriche laterizie nella nostra zona. I prodotti venivano poi venduti a Roma e trasportati attraverso le due grandi vie di comunicazione che collegavano Narni a Roma: l’antica Via Flaminia e il Fiume Nera. Infatti tali bolli sono stati ritrovati anche nelle vile romane della nobiltà del tempo.

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Statua di Leone funerario:  In occasione dei lavori di costruzione della statale tiberina negli anni Trenta, in località Acqua del Riccio, fu rinvenuta la statua funeraria.  Il leone è rappresentato a grandezza naturale. Ha un’espressione minacciosa, con la bocca aperta e la folta criniera. La morte divora la vita degli uomini, così come il leone divora la sua preda. Il leone di Narnia si può datare  tra la fine dl I secolo a.C. e il I secolo d. C.
E’ esposto presso l’atrio di Palazzo Eroli a dare il benvenuto ai tanti visitatori.

Sopra la sua testa la scritta Narnia a ricordare l’antico nome della città e il famoso romanzo “Le cronache di Narnia”.


 

 

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