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Duomo di Firenze

statua del Vescovo Narnese

sulla facciata della chiesa

 

 
 
 

Duomo di Firenze

statua del Vescovo Narnese

che benedisse le fondazioni della chiesa

nel 1357

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è effigiato in una statua posta nella facciata del duomo di Firenze.

Seconda statua da sinistra di chi vede delle 4 importanti al centro

Vescovi di Narni

Agostino Tinacci, O.E.S.A. † (17 marzo 1343 - 1367 deceduto)

Possono esserci connessioni anche con le famiglie narnesi Cardoli e Massei che nel periodo erano podestà a Firenze.

Vescovo Tinacci che benedì i pilastri di fondazione nel 1357

Bishop Agostino Tinacci (Tinaccius Episc., right), who

blessed the first pilaster in 1357. Both by Salvino Salvini.

Agostino Tinacci, vissuto nel XIV sec., frate agostiniano che arrivò a ricoprire la carica di vescovo di Narni.

Dotato di grandi capacità "teologiche ed oratorie" fra' Agostino è documentato al seguito del cardinale Egidio Albornoz per preparare lo Stato Pontificio al rientro del papa da Avignone.

E per questa fu realizzata la statua che lo raffigura , dallo scultore Salvino Salvini.

Duomo di Firenze Vescovo Narnese Agostino Tinacci

Benedizione de* Fondamenti.

1357. 5. Luglio.

M. Frate Agostino Tinacci de’ Romitani Vescovo di Narni benedisse e sagrò una pietra di marmo scolpitavi su una croce e gli anni Domini 1357 al 5 di Luglio. Furonvi con lui suoi frati, cappellani e famiglia e cominciossi col nome di Dio a fondare la prima colonna del corpo della Chiesa verso il Campanile presenti più frati, cittadini, maestri, canonici, cappellani e con più altri preti e cherici con torcetti di cera in mano accesi, con gran trionfo di canti, di suono di campane, d’ organi e trombe.

autore

e. J. CAVALLUCCI  S. MARIA DEL FIORE

STORIA DOCUMENTATA DALL'ORIGINE FINO AI NOSTRI GIORNI

Volume Unico FIRENZE

GIOVANNI CIRRI EDITORE  1881.

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Correva V anno 1357, quando a dì 5 di luglio ad ora di vespro, Messer Agostino Tinacci vescovo di Narni, benedetta e sagrata una pietra di marmo iscolpitavi su una croce e gli anni domini MCCCLVII a dì 5 di luglio, la deponeva nel fondamento della prima colonna del corpo della chiesa verso il campanile. Assistevano alla sacra ceremonia, celebrata con pompa solenne, i frati di S. Agostino, il clero della Cattedrale, la famiglia del Vescovo, i Consoli dell'arte della lana, gli Operai, consiglieri, maestri ed altri cittadini tutti con torchietti di cera accesi, con gran trionfo di canti, di suoni di campane, d'organi e di trombe.

Già fino dai primi del mese di giugno si facevano consigli sul partito da prendersi della chiesa (1) finché nel giorno 19 di quello stesso mese, in presenza del ** Proposto con tutti i canonaci et cappellani, e frati e maestri, e cittadini siiti al consiglio, con gran trionfo di campane e d' organi e di canti, in sul vespero s' incominciarono a cavare e' fondamenti dei nuovi pilastri della chiesa dì santa Maria del Fiore, in ossequio al partito preso in Consiglio nella mattina di quel giorno.

La deliberazione fu la seguente che qui riporto nella sua integrità ponendo in parentesi le cassature del testo. 

In un registro di Ricordanze conservato presso l’Archivio dell’Opera di S. Maria del Fiore a Firenze (II.4.1) e parzialmente edito da Cesare Guasti (S. Maria del Fiore…, pp. 72-117), il M. fornisce una preziosa e attenta testimonianza delle opere attuate nel quinquennio in cui ricoprì la carica di provveditore, che fu particolarmente significativo per lo sviluppo dei lavori. È quindi possibile, grazie alle Ricordanze, ripercorrere le tappe della costruzione del campanile e della chiesa in cui erano impegnati, tra gli altri, il capomastro Francesco Talenti, Neri Fioravanti, Andrea Orcagna e Taddeo Gaddi. Come provveditore il M. aveva il compito di rivedere le partite contabili, predisporre i pagamenti per le maestranze e procurare il denaro necessario per gli stanziamenti ricorrendo ai lasciti in favore dell’Opera o alle tasse, a ciò destinate, derivanti dai testamenti. Per la penuria di denaro, nel giugno 1353, avvicinandosi la festa di S. Giovanni, al M. fu affidato il compito di chiedere il ripristino delle entrate provenienti dalla Camera del Comune e dalle gabelle a suo tempo assegnate nonché il reclutamento di lavoranti da Orsanmichele per procedere con più speditezza alla costruzione del campanile. Tra gli avvenimenti descritti dal M. per testimoniare il progredire dei lavori e le relative difficoltà, è la cerimonia del 5 luglio 1357, al vespro, in cui fu consacrata e posta la pietra fondamentale della prima colonna verso il campanile; l’officiante fu l’agostiniano Agostino Tinacci.

Nella facciata del duomo di Firenze , tra le statue principali rappresentate appare in bella evidenza sul portale di sinistra

la figura di un vescovo Narnese , si tratta di Agostino Tinacci vescovo a Narni dal 17 marzo 1343 al 1367

fu lui a benedire le fondamenta del duomo di S. Maria del Fiore a Firenze nel 1357.

Dal dizionario treccani

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manifestazioni a Narni

LE "GIORNATE MEDIEVALI" (24,25 aprile e 1° maggio 2010)

Come ogni anno tornano ad animare il centro storico le "Giornate Medievali" dei terzieri in cui i contradaioli mettono in scena ricostruzioni e spettacoli che richiamano episodi del Medioevo, spesso realmente accaduti nella storia narnese.

Quest’anno inizia il terziere di Santa Maria che sabato 24 aprile mette in scena in Santa Maria Impensole lo spettacolo intitolato "Stinco de Santo". La manifestazione, curata da Sara Gerini, si ispira ad un fatto storico avvenuto il 17 novembre 1351: lo spostamento su ordine del Vescovo Agostino Tinacci delle reliquie di due santi da una chiesa ad un’altra nella vicina Otricoli. Un forestiero malandrino approfitterà della vicenda per guadagnare denaro; spacciandosi per un malato risanato e vantando di essere in possesso delle sante reliquie, indirà un’asta per i narnesi per metterle in vendita. Ma, anche grazie all’intervento del Vescovo stesso, per l’impostore le cose non andranno come previsto…

Sangemini

(1) Nell'antica facciata della Chiesa di S. Gio. Battista di S. Gemino, la quale fu Collegiata, e servita da quattro Canonici, e un' Arciprete sino all'anno 1346, in cui essendone stati tolti dal Vescovo di Narni Agostino Tinacci Fiorentino dell'Ordine di S. Agostino , fu conceduta ai Religiosi del medesimo Ordine, vi si legge in un marmo la seguente iscrizione :

+ANNI AB INCARNATIONE MILLE OCTVAGINTAIIII

VI < OCTVB. OBIIT PETRVS DE BONANTI

 

San Giminiano

Agostino Tinacci, vissuto nel XIV sec., frate agostiniano che arrivò a ricoprire la carica di vescovo di Narni.

Dotato di grandi capacità "teologiche ed oratorie" fra' Agostino è documentato al seguito del cardinale Egidio Albornoz per preparare lo Stato Pontificio al rientro del papa da Avignone.

E per questa fu realizzata la statua che lo raffigura , dallo scultore Salvino Salvini.

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Distribuzione geografica del cognome Tinacci-

La casata Tinacci mette in evidenza una forte concentrazione di questo cognome nella Toscana centrale ed in particolare nelle province di Siena, Arezzo e Firenze. Non manca la presenza del cognome in altre regioni italiane, ma rispetto al dato toscano si tratta di una presenza tutto sommato marginale.

Sotto il profilo statistico giova ricordare che il ...cognome Tinacci è oggi presente in oltre 60 comuni italiani.

Notizie Storiche -

Gli studiosi sono sostanzialmente d'accodo nell'affermare che la casata Tinacci ha origini toscane. Qualche piccola divergenza sorge, restringendo il campo d'indagine, sull'individuazione del luogo dove questa famiglia è stata rilevata per la prima volta. Se da una parte una raccolta araldica del 1931 sulle famiglie nobili e notabili della Toscana citava la casata Tinacci come genericamente originaria di Siena, dall'altra studi successivi hanno portato a circoscrivere in modo più preciso l'area geografica di riferimento ascrivendo il nucleo originario della casata al territorio di San Gimignano.

La documentazione storica risale fino al XIV Sec. quando un tal Mignano di Tinaccio risulta documentato all'estimo del 1375, in qualità di coltivatore diretto residente nella zona di Larniano. A quell'epoca la qualifica di coltivatore diretto equivaleva a quella di possidente terriero, dato notevole, indice di un certo benessere e di indipendenza, soprattutto alla luce del fatto che l'allora stragrande maggioranza di coloro che lavoravano la terra era sottoposta ai potenti signori feudali. Il capostipite potrebbe essere quel Tinaccio, padre di Mignano, inquadrabile quindi, come periodo storico, nella prima metà del Trecento.

Che la famiglia sia profondamente legata all'attività agricola è dimostrato anche dai documenti riferiti ai secoli successivi: documenti risalenti al 1419 inseriscono i Tinacci tra le famiglie benestanti; mentre uno schema della plutocrazia sangimignianese risalente al 1428 iscrive questa casata tra le famiglie "ancora dimoranti nel contado".

Che la fortuna dei Tinacci sia dovuta alla proprietà terriera ed all'attività agricola è documentato nelle antiche pergamene dove sono trascritti i "censi" degli abitanti del comune, quella che oggi potremmo definire la "capacità contributiva".

Nel 1375 Mignano di Tinaccio risulta possedere terre con una resa da 4,4 moggia di grano. A distanza di 44 anni, nel 1419, questa famiglia di Larniano possiede terreni per un valore di 19,22 moggia di grano. La generazione successiva, nel 1475, ha accumulato un patrimonio consistente pari a 154,15 moggia. Poco meno di un secolo dopo, nel 1549, la casata si presenta già ramificata in numerosi tronconi; è questo il periodo di massimo splendore economico ed al catasto i possessi dei Tinacci risultano avere un valore di 279,15 moggia di grano.

Il XVII secolo è quello del grande travaglio dell'economia agraria. La crisi travolge le grandi famiglie rurali di un tempo ed anche i Tinacci vedono crollare i loro possessi terrieri: al catasto del 1674 questa famiglia possiede terreni per un valore di 51,20 moggia di grano. Nel corso dei XV e XVI secolo la casata ha conosciuto uno sviluppo notevole e vari rami della famiglia si erano allontanati dalla terra di origine.

I Tinacci, in questi anni, possiedono una notevole influenza e nel "Liber Aetatum" il Liber Aetatum, archivio storico di San Gimignano,del 1489 li troviamo tra le famiglie che possono accedere alle cariche pubbliche. Nell'anno 1682 è documentato un tal Lorenzo Tinacci camarlingo del Comune di San Gimignano. Il personaggio più noto della casata rimane comunque Agostino Tinacci, vissuto nel XIV sec., frate agostiniano che arrivò a ricoprire la carica di vescovo di Narni.

Secondo alcuni studiosi sarebbe stato lui a benedire le fondamenta del duomo di S. Maria del Fiore a Firenze. Per ricordare questo episodio la sua effige sarebbe stata riprodotta nella facciata del Duomo. Dotato di grandi capacità "teologiche ed oratorie" fra' Agostino è documentato al seguito del cardinale Egidio Albornoz per preparare lo Stato Pontificio al rientro del papa da Avignone. La sua morte sembra risalire al 1367.

Il notevole sviluppo di questa casata toccò le principali città della Toscana centrale. Anche nell'area pisana si affermò un ramo che ebbe una certa notorietà, così nel XVII secolo troviamo un altro Agostino Tinacci, questa volta laico e più precisamente poeta e medico presso l'università di Pisa.

Nei secoli successivi altri rami della casata Tinacci sono documentati in Francia ed in altre regioni italiane.

Un palazzo e una cappella -

Le tracce documentarie della presenza storica dei Tinacci nel territorio di San Gimignano sono ancora consistenti. Nella chiesa di S. Agostino si trova una cappella sormontata dallo stemma di questa casata.

La cosa non deve destare meraviglia in quanto la casata era molto influente nella vita cittadina del XIV-XV sec. ed aveva il proprio "sepolcreto" in questa chiesa. Frà Agostino Tinacci, vissuto appunto nel XIV sec. aveva abbracciato le regole dell'ordine monastico di S. Agostino di osservanza eremitica.

La presenza di una cappella all'interno della chiesa di S. Agostino di pertinenza della famiglia Tinacci è ricordata anche nelle vecchie cronache sangimignianesi. Al periodo di massima espansione economica della casata risale anche "Palazzo Tinacci", ancora visibile in via S. Matteo, stupendo edificio in stile gotico costruito a ridosso di una preesistente casatorre. Il palazzetto presenta due ordini di finestre bifore e due archi in pietra ribassati a formare le volte degli ingressi al piano terra. Sotto gli archi in pietra finemente lavorati, si notano delle grate (roste) in ferro battuto.

Il basamento del palazzo si presenta a conci in pietra, con superfici spianate con lavorazione a subbia. I muri dei piani rialzati sono in mattoni a faccia vista e presentano elementi decorativi realizzati con il sapiente utilizzo ad intarsio degli stessi elementi in laterizio che compongono il resto del paramento murario.

Un'altra interessante testimonianza della presenza e potenza della casata Tinacci a San Gimignano si trova nel cortile del palazzo comunale. Detto cortile, al quale si accede dalla Piazza del Duomo attraverso uno stretto passaggio coperto, appartiene all'ampliamento trecentesco del palazzo pubblico. Il materiale utilizzato è in prevalenza il cotto; sulle pareti oltre a pregevoli affreschi vi sono raffigurati numerosi stemmi di personaggi che nel corso dei secoli hanno ricoperto cariche pubbliche nel comune di San Gimignano. In una colonna si trova raffigurato uno stemma della casata Tinacci.

Dal tipo di affresco si può ipotizzare un riferimento temporale al XV secolo se non più antico. E' dunque probabile che questo stemma si riferisca non tanto a quel camarlingo Lorenzo Tinacci di cui si hanno notizie verso la fine del Seicento, quanto ad un esponente più antico della casata, probabilmente chiamato a ricoprire una carica podestarile, del quale però non sono state rinvenute notizie più approfondite.

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Araldica

Arma: di nero al cane d'argento collarinato di rosso.

In araldica si dice rampante di un animale ritto su una delle zampe posteriori. L'Enciclopedia araldico cavalleresca definisce "rampante" l'attributo dei quadrupedi ritti sulle zampe posteriori quasi in atto di arrampicarsi. Questa è la posizione naturale del leone e del grifo in araldica, per questo motivo non si blasona. Ma si deve blasonare nel caso in cui nello stemma siano raffigurati animali diversi: cane, volpe, cervo ed altri ancora. Il cane è simbolo di fedeltà e vigilanza. Quando ha le orecchie tese ed il corpo magro e slanciato chiamasi veltro o levriero. Ricordiamo la soglia di una casa pompeiana dove si vede un mosaico con l'effige di un cane e la scritta "cave canem": è chiara l'allusione alla caratteristica dell'animale di strenuo difensore e amoroso custode della casa. Quale simbolo di fedeltà il cane è spesso ritratto con collare in modo da far conoscere l'assoluta dedizione del cavaliere al suo capo o sovrano.

E' emblema pure dei Lari, spiriti tutelari della famiglia, ai quali gli antichi sacrificavano il cane.

Nelle diverse epoche le raffigurazioni araldiche hanno subito variazioni stilistiche, pur mantenendo le caratteristiche essenziali. Uno stesso stemma può adottare colori diversi ad indicare i diversi rami di una stessa casata. Come può essere successo, per vicende storiche non sempre note, che rami di una stessa casata abbiano adottato stemmi totalmente diversi. A sottolineare questo citiamo il caso dei Tinacci di Montemurlo, sempre in provincia di Siena, che presentano uno stemma "di pezza merlato ai due lati, con merli contrapposti ai merli". Da ricordare inoltre il ramo pisano rappresentato da uno stemma "inquartato in croce di S. Andrea; nel primo d'argento ad una rosa di rossa; nel secondo e terzo di rosso pieno, nel quarto d'argento ad un giglio di rosso."

Altre Tracce del cognome Tinacci -

Risulta in un libro della fine dell'800 riguardante il territorio di Montespertoli (FI) che alcuni membri della famiglia "Da Montespertoli" vennero esiliati dallo Stato di Firenze (1268) perchè Ghibellini. Fra questi risulta un certo "Tinaccio" di cui, non abbiamo notizie più particolareggiate della zona in cui si sia stabilito. rami della casata Tinacci sono documentati in Francia ed in altre regioni italiane.

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Cronica di Matteo Villani, a miglior lezione ridotta coll' aiuto ..., Volume 3

By Matteo Villani, Filippo Villani

CAP. LXXXIV

Come si bandì la croce contro la compagnia'.''

Seguita, che per tema dèlla compagnia, la eguale ogni dì crescea, il legato avea oltre al procèsso della crocè bandita mandato a richiederò àiu1to contro alla compagnia a tutti i Toscani , fe più confidentemente dal comune di Firenze , e mandovvi suo legato un vescovo di Narni Fiorentino chiamato frate Agostino Tinacci de' frati romitani, buono Altopascino; costui con grande solennità fece tre di ogni mattina in Firenze processione, e acconsentitagli da' signori, per reverenza della Chiesa sonate tutte le campane del comune a parlamento,in sulla ringhiera de'prio* ri fatta sua predica, pubblicò il processo fatta contro alla compagnia, e pronunziò l'indulgenza a chi prendesse la cróce, e allargò che dodici uomini potessono concorrere al soldo d' una cavaliere , e raccorciò il tempo del servigio in sei mesi ov' era in dodici ; e ancora più, che prenderebbe ciò che gli uomini e le femmine gli volessono dare, e dispenserebbe con loro; e divolgato il fatto, tanto fu il concorsa degli uomini e delle. donne della nostra città , che senz'altra provvisione di suo mandato gli portavano i danari per modo, ch' e' non potea resistere di potere ricevere e di porre la mano in capo: e trovossi di vero, ch' e' ricevea per dì mille , e milledugento, e millecinquecento fiorini d'oro,. e in non molti di raunò più di trentamila fiorini d'oro, i più dalle donne e dalla gente minuta. Il comune per sé avea diliberato di volere mandare aiuto al legato , ma avvedendosi tardi per gli suoi cittadini ch'aveano già piene le mani agli accattatori, vide co' savi, che 'l comune per tutto il popolo potea avere l'indulgenza , volendo servire di prendere l'aiuto della Chiesa. per avere il beneficio dell'indulgenza, e però convertì la sua gente a fare il servigio per tutto il comune , acciocché ogni uomo avesse il perdono; e così fatto , il detto vescovo, a dì 26 di luglio anno detto, pronunziò il perdono a tutti i cittadini, e contadini e distrettuali di Firenze , i quali fossono confessi e pentuti de' loro peccati, o che fra tre mesi avvenire si confessassono. E nota, che in nove anni tre volte si concedette questo perdono; nel 1348, quando fu la generale mortalità, e l'anno del cinquantesimo, e in questa guerra roinagnuola.

Famiglia Tattoli

Originariamente si dissero Tinacci probabilmente all'epoca in cui abitavano a Passignano, un luogo di origine. Un certo Agostino Tinacci vescovo di Narni è effigiato in una statua posta nella facciata del duomo di Firenze. Il loro nome è legato alla villa dei Tattoli che ancora oggi la famiglia possiede. Vi abitarono tutti i personaggi di rilievo del casato, tra i quali Piero, ambasciatore a Napoli della Repubblica e elemosiniere del papa Urbano VIII, Niccolò di Giovanni capitano delle galere delle Fiandre, Bernardo tesoriere del papa mediceo Leone X dal quale la

famiglia ricevette il titolo comitale nel 1515 e Giovanni signore di Venergue che dette origine a un ramo francese della famiglia e aprì un ufficio mercantile a Lione insieme al ramo francese degli Strozzi. Ai Tattoli morì per gli stenti a cui si sottoponeva per eccesso di zelo "penitenziale" il venerabile Pietro che fondò il convento degli Oratoriani a Firenze. La sua salma fu portata a braccia dai suoi seguaci alla chiesa di San Firenze dove fu sepolto. Nel 1843 Lorenzo Smaghi Bellarmini di Montepulciano divenne erede della famiglia Bini che si era estinta assumendone il cognome. Questo personaggio era tanto attaccato alla villa dei Tattoli da promuovere nel 1872 una petizione contro l'apertura della variante della via Volterrana. A Cerbaia, dove fin dal 1599 avevano case, gli fu dedicata una strada.

 

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Arte a Narni

 

 

 

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